Encefalite da zecche

L’encefalite da zecche (TBE) è una malattia infettiva del sistema nervoso centrale causata da un flavivirus e solitamente trasmessa dal morso di una zecca del genere Ixodes spp.

È una malattia a ciclo zoonotico, che coinvolge animali quali roditori, caprioli, ovini e caprini, ma è veicolata soprattutto dalle zecche del tipo Ixodes ricinus nel continente europeo e dalla Ixodes persulcatus in Russia.
Sono stati documentati anche casi di infezione attraverso il consumo di latte non pastorizzato.

Il decorso tipico della malattia è bifasico. Dopo un periodo di incubazione mediano di 8 giorni, il primo stadio consiste in alcuni giorni di sintomi aspecifici come febbre e affaticamento muscolare. Dopo una settimana senza sintomi, circa un terzo delle persone infette può sviluppare condizioni neurologiche, che vanno dalla meningite lieve all'encefalite grave; l'aumento dell'età è un noto fattore di rischio per la TBE grave.

L'encefalite da zecche è stata soggetta a notifica a livello dell'UE nel 2012 ed è ora sotto la sorveglianza del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC).

La malattia è attualmente endemica in 27 paesi europei e in almeno quattro paesi asiatici.

La trasmissione in Europa, si verifica principalmente nelle zone boschive o rurali e l’incidenza della malattia è massima in primavera-estate.

Non esiste un trattamento curativo per la TBE ma è disponibile un vaccino. Questo vaccino è altamente immunogeno e richiede tre dosi seguite da richiami.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda la vaccinazione contro la TBE, che dovrebbe essere offerta a tutti i gruppi di età in aree altamente endemiche. La mappatura dei focolai endemici diventa essenziale per formulare raccomandazioni per il programma di vaccinazione e consigli pre-viaggio.
 

Consulta la scheda vaccino

AGENTE INFETTIVO

L’encefalite da zecca è una malattia da virus, trasmessa dalla zecca mentre sta succhiando il sangue. Questo virus degli antropodi appartiene alla famiglia delle Flaviviridae, che comprendono circa 70 virus diversi che causano gravi malattie in un’ampia varietà di vertebrati, inclusi gli umani.

Nella regione europea sono conosciuti due tipi di TBE (sottotipo 1 e sottotipo 2) i quali sono molto simili l’uno all’altro, poiché hanno in comune il 94,4% della loro sequenza aminoacidica.


DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA

La malattia è endemica nella gran parte dei paesi europei nei quali rappresenta un evidente problema di salute pubblica.

Tra il 2012 e il 2016, sono stati segnalati ben 12.500 casi di TBE di cui 11.623 (93,0%) erano casi confermati e 878 (7,0%) casi probabili. Solo la Repubblica Ceca e la Lituania rappresentano il 38,6% di tutti i casi segnalati in Europa.

Nel periodo 2012-2016 Lituania, Lettonia ed Estonia hanno registrato i tassi di notifica più elevati.

In Italia vi sono focolai epidemici nella provincia autonoma di Trento e nelle province di Belluno e di Gorizia. I mesi di marzo a ottobre sono quelli dell’attività della zecca, con livelli elevati nel mattino e alla sera.

In Europa vengono osservate due punte stagionali: a giugno/luglio e a settembre/ottobre.


TRASMISSIONE

Il virus viene trasmesso dal morso delle larve, delle ninfe o della zecca adulta del genere Ixodes ricinus (sottitipo 1) o Ixodes persulcatus (sottotipo 2). Viene inoculato nell’ospite tramite la saliva.

Gli ospiti più importanti della zecca adulta sono i cervi e i grandi mammiferi, come l’uomo e gli animali domestici.

Sebbene non sia mai stata descritta la possibilità di passaggio interumano del virus, esso non può essere del tutto escluso per la trasfusione di sangue da un soggetto infetto in stadio viremico a un altro suscettibile.


SINTOMI

La maggior parte dei casi insorge in adulti, ma possono essere colpiti anche i bambini quando giocano nei boschi, durante un picnic o in un campeggio. Nei 2/3 dei casi, nonostante la viremia, il paziente è asintomatico e non mostra segni clinici evidenti.

Nel 1/3 rimanente, dopo un’incubazione di 7-14 giorni inizia una malattia febbrile non specifica, della durata di 1-8 giorni corrispondente alla fase viremica con stanchezza, cefalea, dolori lombari, nausea e stato di malessere generale.

Dopo un intervallo febbrile che varia da 1 a 20 giorni, durante il quale i pazienti sono senza sintomi, all’improvviso nei 5-30% dei casi, la malattia passa al quadro della meningite o della meningoencefalite, con febbre, cefalea, mialgia, stato di malessere, fotofobia, vomito. Questa fase può durare circa una settimana e può essere accompagnata da paralisi che progrediscono per due settimane per poi recedere parzialmente.

L'età, i segni neurologici all'esordio e una bassa risposta IgM (Immunoglobine: glicoproteine che compaiono per prime nella risposta immunitaria dell’organismo umano ad un antigene) precoce nel liquor, sono fattori di rischio per le forme gravi di encefalite da zecche. Nei casi in cui la malattia progredisce da una sindrome febbrile a manifestazioni del SNC (Sistema Nervoso Centrale), senza un periodo asintomatico intermedio, o un decorso bifasico con una pronta insorgenza febbrile e un breve intervallo asintomatico (rapida progressione alla seconda fase neurologica) sono stati associati a forme gravi di TBE.

La malattia nei bambini è generalmente più lieve.


DIAGNOSI

la diagnosi di encefalite da zecche deve essere sospettata in pazienti che ricordino il morso di una zecca, in aree endemiche, nella stagione della trasmissione.

La diagnosi eziologica si ottiene analizzando il siero raccolto nella fase iniziale acuta della malattia per la presenza di anticorpi specifici IgM. La diagnosi sierologica può comportare una reattività crociata a causa di altre vaccinazioni o infezioni pregresse da flavivirus; ma il virus della TBE può essere identificato anche attraverso la PCR (Proteina C Reattiva, prodotta dal fegato e appare in concentrazioni più elevate in caso stato infiammatorio).
 

TRATTAMENTO

Non sono state approvate terapie antivirali specifiche per il trattamento dell' encefalite da zecca in Europa.
La cura del paziente è principalmente a supporto dei sintomi, compresi gli interventi di terapia intensiva nei casi gravi.
Pertanto, sono necessari agenti e strategie terapeutiche specifici per il trattamento di pazienti non vaccinati.


PREVENZIONE

La prevenzione dal virus dell’encefalite da zecca inizia dalla prevenzione dal morso dell’animale: abiti adeguati possono rendere difficile l’accesso della zecca alla cute, ma devono essere assolutamente ermetici per avere successo, attraverso l’utilizzo di spray efficaci e luoghi di pernottamento sicuri. 
Ma l’unico metodo veramente efficace per la prevenzione rimane la vaccinazione per l'encefalite da zecche.
È necessaria una maggiore consapevolezza della TBE per migliorare la copertura vaccinale nei viaggiatori e promuovere le migliori pratiche per evitare i morsi di zecca.
Attualmente, l'OMS raccomanda la vaccinazione ai viaggiatori che sono a rischio di esposizione alla TBE durante le attività all'aperto nelle aree rurali endemiche.

I Paesi in cui la malattia è altamente endemica dovrebbero prendere in considerazione il rafforzamento delle campagne informative sulle misure preventive contro le punture di zecca, nonché l'introduzione di raccomandazioni sui vaccini TBE se non sono già proposte.
 

Fonti: Istituto superiore della sanità meningoencefaliteCDC encefalite da zecche


Bibliografia & Sitografia

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