Febbre della Valle del Rift

Il virus della febbre della Rift Valley (RVFV) appartiene al genere Phlebovirus, uno dei cinque della famiglia Bunyaviridae.

È stato identificato per la prima volta nel 1930 in una fattoria nella Rift Valley del Kenya.

Da allora sono stati segnalati numerosi focolai di RVF in molte regioni dell'Africa.

L’infezione può causare malattie mortali sia nei ruminanti che nell'uomo; ha un'importanza significativa per l'agricoltura e la salute pubblica.

Storia

Il virus della febbre della Rift Valley (RVFV) è stato originariamente scoperto come l'agente eziologico di un'epidemia di "epatite enzootica" nel 1930 vicino al lago Naivasha nella Rift Valley del Kenya.

L'epidemia si manifestò con numerose morti tra gli agnelli appena nati, insieme ad un aumento dei casi di mortalità e aborti tra le pecore adulte che in poche settimane raggiunsero le migliaia.

L’esperimento portato avanti per capire se la malattia fosse causata da un batterio o da un virus consisteva nel far passare attraverso un filtro di porcellana di Chamberland il sangue di un agnello malato per poi iniettarlo in un esemplare sano che successivamente sviluppò l’infezione.

L'epidemia scoppiò in un periodo di intensa attività delle zanzare, portando i ricercatori a suggerire il coinvolgimento di questi insetti nella trasmissione della malattia. Nel tentativo di limitare l'epidemia, le pecore furono state spostate ad un'altitudine più elevata, dove le zanzare erano assenti o furono poste sotto zanzariere.

Entrambe le contromisure sono state efficaci e, insieme all'apparente mancanza di un contatto diretto da animale ad animale, tale evento confermò il coinvolgimento suggestivo delle zanzare nella trasmissione della malattia.

Il coinvolgimento delle zanzare è stato successivamente confermato quando RVFV fu isolato da diverse specie di Aedes e Culex.

Indagini durante e dopo l'epidemia hanno rivelato che quasi tutti i pastori avevano avuto febbre e forti dolori. Si pensò dunque che si fossero verificati centinaia di casi umani senza incidenza di mortalità per cui il rischio di morte per infezione è stato considerato basso.

Negli anni successivi sono stati condotti numerosi studi sulle infezioni animali, che documentano la suscettibilità di un'ampia gamma di specie e costituiscono la maggior parte dello scibile ad ora raggiunto sul decorso naturale della RVF nell'uomo e negli animali.

La più grande epidemia si è verificata in Egitto nel 1977-1978 ed ha coinvolto circa 200.000 infezioni umane, con circa 18.000 casi di malattia e 600 decessi.

Nel 2000 invece si è verificata un'epidemia in Arabia Saudita e Yemen rilevata al di fuori dell'Africa, sollevando la preoccupazione che la malattia potesse diffondersi ulteriormente in Asia o in Europa, o persino nell'emisfero occidentale.

Agente Infettivo

Il virus della febbre della Rift Valley (RVFV) della famiglia Phenuiviridae, genere Phlebovirus, è un patogeno dei ruminanti zoonotici emergente trasmesso da artropodi, endemico dell'Africa subsahariana e della penisola arabica.

RVFV contiene un genoma di RNA tripartito prevalentemente a senso negativo costituito da un segmento piccolo (S), medio (M) e grande (L).

I virioni RVF sono sferici, costituiti da un involucro e da un ribonucleocapside (RNP), misurano 80-120 nm di diametro. L'involucro virale è ricoperto da 122 capsomeri, costituiti da eterodimeri delle glicoproteine ​​Gn e Gc su un reticolo icosaedrico con T = 12 quasisimmetria.

Epidemiologia

L'epidemiologia di RVFV è complessa e coinvolge più attori, tra cui zanzare, animali selvatici, bestiame e umani.

RVFV è stato isolato da un'ampia gamma di specie di zanzare appartenenti a diversi generi.

Le zanzare Aedes sono il principale serbatoio e vettore, mentre Culex, Anopheles e Mansonia sono importanti vettori secondari che contribuiscono all'amplificazione delle epidemie.

Il virus è stato isolato anche da altri generi di zanzare, così come da zecche e mosche ma il loro ruolo nella trasmissione biologica è al momento sconosciuto.

Un aspetto unico della biologia della RVFV è che il virus è mantenuto per trasmissione transovarica all'interno delle uova di zanzara Aedes, il che significa che il virus vivo può essere trasmesso dalla zanzara genitore alla prole tramite il mantenimento all'interno delle uova.

I periodi di piogge eccezionalmente intensi determinano un forte aumento delle popolazioni di zanzare. A causa del legame correlativo tra l'infezione da RVFV e il clima, i dati sulle precipitazioni e i cambiamenti nella vegetazione sono stati utilizzati per prevedere le epidemie di RVF.

Tuttavia, il valore predittivo di questi modelli è variabile.

Anche la sorveglianza sindromica degli allevamenti di bestiame durante i periodi in cui le condizioni sembrano essere favorevoli ai focolai di RVF è stata utilizzata come sistema di allerta precoce in Kenya.

Sebbene le epidemie siano state finora limitate all'Africa e alla penisola arabica, RVFV può essere trasmessa da un'ampia gamma di zanzare che possono spostarsi da questi due contesti geografici.

La mappa raffigura la distribuzione dei dati RFV al 2016, (Centers for Disease Control [CDC], Atlanta, USA) (http://www.cdc.gov/vhf/rvf/distribution-map.html).

Blu

Paesi che segnalano malattie endemiche e focolai sostanziali di RVF

Egitto, Gambia, Kenya, Madagascar, Mauritania, Mozambico, Namibia, Arabia Saudita, Senegal, Sud Africa, Sud Sudan, Sudan, Tanzania, Yemen, Zambia, Zimbabwe

Verde

Paesi che segnalano pochi casi, isolamento periodico del virus o evidenza sierologica di infezione da RVF

Angola, Botswana, Burkina Faso, Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Gabon, Guinea, Mali, Niger, Nigeria, Repubblica del Congo, Somalia, Uganda

Marrone

Stato RVF sconosciuto

Tutti gli altri paesi

Trasmissione

Numerose specie di zanzare sono in grado di trasmettere RVFV. Altri artropodi come moscerini, zecche e flebotomi possono essere infettati dal virus e potrebbero potenzialmente agire come vettori meccanici.

Uno studio sulle zanzare intrappolate nel corso di un'epizoozia ha individuato più di 53 specie catturate in campo risultate positive a RVFV, mentre più di 65 specie sono descritte come potenziali vettori, tra queste la stragrande maggioranza di Aedes e Culex spp.

Non tutti questi vettori hanno la stessa riuscita di trasmissione, questa varia da specie in specie.

A differenza degli animali, la maggior parte delle infezioni umane va attribuita al contatto con tessuti o fluidi infetti piuttosto che alla puntura di zanzara.

La trasmissione verticale, dalla madre al feto, è stata documentata in casi umani ed esperimenti ex vivo che hanno dimostrato come RVFV possa infettare direttamente il tessuto placentare umano.

Per il bestiame il trasferimento diretto tra animali può essere raro o inesistente, come dimostrato dai primi esperimenti che dimostrano che le pecore viremiche non riescono a trasferire il virus agli altri animali. Più recentemente, pecore con infezioni acute da RVFV a contatto con agnelli immunocompromessi altamente suscettibili non sono riuscite a trasmettere alcun virus.

La trasmissione verticale si verifica in tutte le specie animali suscettibili; questo è stato dimostrato anche in pecore gravide senza viremia rilevabile.

Diagnosi

Esistono diversi metodi per diagnosticare l'infezione acuta da RVFV nel bestiame e nell'uomo, ma tutti devono essere eseguiti in laboratorio.

Uno di questi è l'utilizzo della tecnica ELISA per rilevare le IgM verso gli antigeni RVFV.

Possono essere utilizzati anche metodi molecolari che utilizzano la trascrittasi inversa in tempo reale (RT)-PCR per rilevare l'RNA virale, altamente sensibili e specifici.

Il virus può anche essere isolato mediante coltura cellulare da campioni di sangue prelevati durante la fase febbrile (o da campioni di organi prelevati post mortem).

Poiché la maggior parte delle infezioni umane sono asintomatiche o causano malattie simil-influenzali, spesso il primo segno di un'epidemia di RVF sono gli aborti quasi simultanei in greggi di pecore gravide chiamati "tempeste di aborto".

Sintomi

Le infezioni umane possono portare a un ampio spettro di esiti clinici.

Sebbene la maggior parte dei casi induca una malattia febbrile autolimitante, si stima che l'1–2% delle infezioni si traduca in una malattia molto più grave, spesso con alti livelli di mortalità.

Dopo un periodo di incubazione di 2-6 giorni, i sintomi clinici della RVF comprendono febbre, cefalea, mal di schiena, vertigini, anoressia e fotofobia.

La febbre può durare diversi giorni con un periodo di convalescenza che va da pochi giorni a un mese. Alcuni pazienti sperimentano una malattia febbrile bifasica, in cui si verifica una riduzione dei sintomi intorno al terzo giorno prima della recrudescenza 1-3 giorni dopo.

La forma grave di RVF può comprendere un'ampia gamma di manifestazioni come epatite, ittero e malattie emorragiche.

I pazienti con febbre emorragica hanno un tasso di mortalità molto alto e di solito soccombono entro una o due settimane dall'insorgenza dei sintomi.

Altri sintomi possono includere fotofobia, visione ridotta, punti ciechi, uveite, retinite ed emorragia retinica. La durata della malattia varia dalla cronicità alla risoluzione nel giro di poche settimane.

Si stima che la malattia oculare si verifichi nel 2-5 % delle infezioni da RVFV, mentre la prevalenza tra coloro che presentano una malattia grave può essere >10 %.

Oltre ai sintomi di una malattia lieve possono verificarsi problemi gravi e duraturi poco dopo la scomparsa dei sintomi iniziali, tra cui riduzione della coscienza, allucinazioni, confusione, vertigini, salivazione eccessiva, debolezza, paralisi, postura decerebrata, emiparesi.

Trattamento

La maggior parte dei casi umani di RVF non richiede trattamento.

Per i pazienti in condizioni gravi non esiste un trattamento specifico diverso dalla terapia di supporto generale, poiché non esistono trattamenti approvati dalla FDA per la febbre della Rift Valley.

Il trattamento di sintomi come febbre e dolori muscolari può essere effettuato con farmaci da banco standard. L'assistenza ai pazienti ospedalizzati è di supporto, inclusa la sostituzione di liquidi.

Devono essere evitati i farmaci che influiscono sul fegato, sui reni o sulla coagulazione.

Prevenzione

Il rischio di contrarre la Febbre della Rift Valley è considerato raro per i viaggiatori internazionali. Sono classificati viaggiatori più a rischio coloro che scelgano come meta del loro viaggio località̀ rurali e piuttosto lontane dagli abituali percorsi turistici.

Un vaccino per uso umano non è disponibile, pertanto rimangono fondamentali le protezioni a livello individuale nei confronti delle punture di zanzare.

Nelle aree endemiche si raccomanda quindi di:

  • indossare abiti di colore chiaro con maniche lunghe e pantaloni lunghi, che coprano la maggior parte del corpo;
  • evitare l'uso di profumi;
  • applicare sulla cute esposta repellenti per insetti;
  • applicare insetticidi a base di piretroidi che possono essere spruzzati anche direttamente sugli abiti;
  • alloggiare preferibilmente in stanze dotate di condizionatore d'aria;

Nelle zone interessate da epidemie di Febbre della Rift Valley dovranno inoltre essere evitati contatti con il bestiame, o con animali selvatici, ed i loro liquidi biologici o comunque andranno impiegati appositi mezzi di barriera.

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