Come evolverà il Coronavirus, l’analisi dell’infettivologo

Data pubblicazione: 10/02/2020
Categoria: Covid-19 - Autore: Dott. Francesco Spinazzola (infettivologo)

Come evolverà il Coronavirus, l’analisi dell’infettivologo

Quante persone infetterà il virus?

Le autorità cinesi hanno isolato Wuhan, la regione di Huebei, insieme alle altre città epicentro
dell'epidemia, i ricercatori hanno rapidamente condiviso i dati epidemiologici concernenti il virus con l’OMS e gli Istituti più prestigiosi del mondo. Anche nel nostro paese valorosi specialisti sono riusciti a isolare e sequenziare il virus nei laboratori virologici dell’INMI L. Spallanzani di Roma. Ma nel frattempo abbiamo visto aumentare i casi, arrivati alla sera del 06.02.2020 ad oltre 20.000, destinati ad aumentare ancora. Ciò ha portato a una serie di previsioni con valori numerici di infettati/malati crescenti "Sembra che il virus sia sfuggito di mano in Cina, riuscendo a diffondersi troppo, troppo rapidamente per essere davvero contenuto, afferma Ian Mackay, un virologo dell'Università del Queensland a Brisbane, in Australia.
Può darsi che le misure preventive adottate riusciranno a ridurre il numero assoluto dei contagiati, come afferma Ben Cowling, un epidemiologo dell'Università di Hong Kong. Ma è troppo presto per capire se gli sforzi per mettere in quarantena le persone e l’uso delle mascherine di secondo livello stiano funzionando.
Il periodo di incubazione del virus - fino a 14 giorni - è ancora più lungo del periodo in cui sono state messe in atto la maggior parte delle misure di controllo. In uno scenario particolarmente negativo disegnato da alcuni epidemiologi canadesi già adesso il reale numero delle persone contagiate potrebbe benissimo essere di 190.000 nella regione di Wuhan. Un numero che poi potrebbe ulteriormente aumentare in relazione all’evoluzione dei focolai insorgenti in altri paesi del mondo. Per il momento però sembra che i casi prontamente riconosciuti e isolati non abbiano dato esito a successivi attecchimenti e aggravamenti.


Tratto da Nature “Coronavirus outbreak: what’s next?” di Dyani Lewis
https://www.nature.com/articles/d41586-020-00236-9

In un articolo pubblicato sul Lancet online il 31 gennaio 2020 https://doi.org/10.1016/S0140-6736(20)30260-9 dal titolo “Nowcasting and forecasting the potential domestic and international spread of the 2019-nCoV outbreak originating in Wuhan, China: a modelling study” con autori Joseph T Wu, Kathy Leung, Gabriel M Leung, viene ipotizzato il futuro scenario dell’evoluzione epidemiologica di base dell’attuale focolaio di Coronavirus. Tale previsione stima che il tasso di riproduzione di base per 2019-nCoV è 2,68 (95% CrI 2,47–2,86) e che 75 815 individui (95% CrI 37.304–130.330) sono stati infettati a Wuhan al 25 gennaio 2020. Il tempo di raddoppio dell'epidemia è di 6,4 giorni (95% CrI 5,8–7,1). Gli autori hanno inoltre stimato nell’ambito di questo scenario che le città di Chongqing, Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen avevano importato da Wuhan un numero di infezioni corrispondente rispettivamente a 461 (95% CrI 227-805), 113 (57–193), 98 (49–168), 111 (56–191) e 80 (40–139). Se la trasmissibilità del 2019-nCoV
rimane la stessa ovunque a livello nazionale senza variare nel tempo, abbiamo dedotto che i vari focolai epidemici disseminati sono già in crescita esponenziale nelle più grandi città della Cina con un tempo di latenza rispetto all’esordio di Wuhan di circa 1–2 settimane. Gli autori concludono fornendo la loro interpretazione dei dati che dal momento che 2019-nCoV non è più contenuto all'interno di Wuhan, probabilmente nelle altre città cinesi più importanti si stanno già verificando dei focolai localizzati. Anche le grandi città oltremare dotate di stretti collegamenti con la Cina potrebbero diventare epicentri, a meno che non vengano attuati nell’immediato sostanziali interventi di sanità pubblica sia a livello di popolazione che a livello personale. Focolai indipendenti autosufficienti nelle principali città di tutto il mondo potrebbero diventare inevitabili a causa di sostanziale esportazione di casi pre-sintomatici e in assenza di interventi su larga scala di sanità pubblica. Piani di preparazione e interventi di mitigazione dovrebbero essere
predisposti per una rapida implementazione a livello globale.

Novel coronavirus 2019-nCoV: early estimation of epidemiological parameters and epidemic predictions Jonathan M. Read, Jessica R.E. Bridgen1, Derek A.T. Cummings2, Antonia Ho3, Chris P. Jewell

In questo lavoro viene proposto un modello epidemiologico di infezione molto più dinamico, non
necessariamente più temibile. Si avverte anche che le previsioni potrebbero essere non interamente
affidabili, a causa della difficoltà intrinseche a questo genere di previsioni epidemiologiche. Gli autori
affermano che il numero di riproduzione base dell'infezione (R0) sia significativamente maggiore di uno, che sia cioè compreso tra 3,6 e 4,0. Per bloccare pertanto la crescita esponenziale dell’infezione devono essere prevenute con misure di controllo almeno il 72-75% delle trasmissioni. Sempre secondo gli autori sarebbe stato identificato solo il 5,1% (IC 95%, 4,8-5,5) delle infezioni a Wuhan. Sono attualmente presenti un numero molto alto di infezioni nella comunità, riflettendo anche le difficoltà nel rilevare i casi di questa nuova malattia. Per martedì 4 febbraio 2020 (lo studio è aggiornato al 24 gennaio u.s.) si prevedeva che il numero reale di persone infette a Wuhan sarebbe stato superiore a 190000 (in un ambito previsto tra 132.751 a 273.649). Sappiamo che oggi 06/02 sono notificati circa 28.500 casi con 660 decessi.
https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2020.01.23.20018549v1.full.pdf

 

Questo virus continuerà a circolare?

 

Un virus che circola permanentemente in una comunità viene chiamato endemico. I virus che causano la varicella e l'influenza ad esempio sono endemici in molti paesi, e i focolai possono essere tenuti sotto controllo vaccinando e isolando i malati a casa.
Se analogamente gli sforzi messi in atto per contenere il Coronavirus, soprattutto in Cina, falliscono, è alta probabilità che possa diventare endemico. Come accade annualmente per l'influenza, ciò potrebbe significare che ogni anno ci saranno focolai epidemici e quindi anche decessi nel corso della circolazione del Coronavirus, almeno fino allo sviluppo di un vaccino. Se sarà dimostrato che effettivamente il virus può essere trasmesso da persone infette, ma che non presentano sintomi, sarà più difficile controllarne la diffusione, aumentando le probabilità che il virus diventi endemico.
Questo focolaio potrebbe magari comportarsi come la SARS, che nel 2002-2003 determinò un focolaio globale, ma che risultò trasmissibile solo nei pazienti ospedalizzabili e che terminò auto estinguendosi.

 

È probabile che il virus cambi?

 

Alcuni ricercatori temono che con la pandemizzazione del nuovo Coronavirus si potrebbero verificare delle mutazioni tali da facilitarne l’ulteriore diffusione e causare malattia anche nei giovani. Attualmente, il virus è arrivato a provocare gravi malattie e anche morte quasi esclusivamente nelle persone anziane con preesistenti e importanti fattori di rischio, come il diabete e le cardiopatie. Un uomo di Wuhan di 36 anni senza preesistenti conosciuti fattori di rischio è la vittima più giovane segnalata finora. Oggi si ha notizia della morte del Dr. Li Wenliang, 34 anni, uno dei medici che aveva avvertito le sue autorità sanitarie della pericolosità del virus. Il virus allora si sta virulentando?
Kristian Andersen, ricercatrice di malattie infettive alla Scripps Research di La Jolla, in California, invece non è preoccupata che il virus diventi più virulento. Dice che i virus mutano con sufficiente regolarità, ma queste mutazioni in genere non rendono il virus più virulento o causano malattie più gravi. "Non riesco a pensare ad alcun esempio di ciò che è accaduto con un agente patogeno dell'epidemia" afferma. In situazioni in cui un virus salta da un ospite animale ad un'altra specie - che è probabilmente il modo in cui il nuovo coronavirus ha iniziato a infettare l'uomo - potrebbe esserci una pressione selettiva per migliorare la sopravvivenza nel nuovo ospite, ma che raramente, se non mai, ha alcun effetto sulla malattia umana o sulla trasmissibilità del virus, afferma Andersen. La maggior parte delle mutazioni sono dannose per il virus o non hanno alcun effetto, dice. Uno studio del 2018 sulla SARS nelle cellule di primati ha scoperto che una mutazione sostenuta dal virus durante l'epidemia del 2003 probabilmente ha ridotto la sua virulenza.

 

Quante persone ucciderà?

 

Il tasso di mortalità, meglio denominato letalità cioè morti su totale degli infetti per quella malattia, per un virus è difficile da calcolare nel mezzo di un'epidemia perché i dati relativi a nuovi casi e decessi vengono costantemente aggiornati. Alla sera del 6 febbraio abbiamo 565 morti finora su quasi 30.000 infezioni, il nuovo coronavirus ha un tasso di mortalità del 2-3%. Significativamente inferiore alla SARS, che ha ucciso circa il 10% delle persone infette, anche se in termini assoluti non è basso. La letalità del nuovo Coronavirus probabilmente diminuirà quando verranno identificati i casi lievi e quelli asintomatici.
Il numero delle vittime dipenderà oltre che dalle misure di prevenzione e contenimento anche dalle
eventuali terapie antivirali che si riveleranno efficaci. A oggi i farmaci che sono stati proposti e che sono risultati apparentemente efficaci per il momento solo in vitro, almeno per quello che hanno dichiarato i ricercatori cinesi, sono alcuni inibitori delle proteasi, tipo lopinavir/ritonavir o darunavir e cibocistat in associazione, attivi sui virus a RNA come Coronavirus e già comunemente utilizzati nella cura dell’AIDS. Ci sono segnalazioni inoltre sull’uso di remdesivir, un nuovo farmaco già allo studio per il trattamento di ebola, che agisce bloccando la RNA polimerasi del virus e determinando il blocco della produzione virale, e la clorochina che invece impedirebbe l’invasione, cioè l’ingresso di nuove particelle virali fuoriuscite dalle cellule infettate dentro altre cellule da invadere per rinnovare e ingigantire l’infezione in Wang in Cell Research (2020) 0:1–3;

Fonte: https://doi.org/10.1038/s41422-020-0282-0

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