La leishmaniosi cutanea, una patologia di ritorno

Data pubblicazione: 20/10/2020
Categoria: Ultime notizie - Autore: Dott. Mauro Berta

La leishmaniosi cutanea, una patologia di ritorno

Le leishmaniosi cutanee sono infezioni della pelle dovute alle leishmanie, organismi unicellulari comprese tra i protozoi responsabili di diverse patologie.

Questi protozoi vengono trasmessi da insetti vettori, più precisamente dalle punture di flebotomi (pappatacio) infetti. La patologia cutanea si può presentare in modo sporadico in qualsiasi parte del mondo, ma vi sono zone geografiche in cui essa è endemica, cioè si osservano con regolarità casi di leishmaniosi cutanea.

Le aree interessate sono: bacino del Mediterraneo, Medio Oriente, Etiopia e Nord Africa in particolare (Africa in generale), Asia centrale, centro e sud America.

Gli agenti etiologici sono diversi per area di distribuzione:

  • Leishmania infantum (bacino del Mediterraneo, Medio Oriente);
  • L. Tropica (Medio Oriente);
  • L. Aethiopica (Etiopia);
  • L. Major (Asia centrale, Africa);
  • L. Peruviana (Perù);
  • L. Mexicana (Messico, centro e sud America);
  • L. Braziliensis (centro e sud America).

Il periodo di incubazione per la forma cutanea di Leishmaniosi può variare da 15 gg a 2 mesi. La lesione iniziale può essere una papula o un nodulo che si ulcera (numerose lesioni cutanee in particolar modo in caso di alterazioni immunitarie) e che compare nella sede della puntura del flebotomo infetto.

Nel caso di L. Peruviana e L. Mexicana potrà presentarsi come un nodulo ulcero-crostoso, numerose lesioni e distruzione di cartilagini, mentre quando è interessata L. Braziliensis vaste ulcerazioni, distruzione di mucose e cartilagini.

È opportuno quando si ritorna da un viaggio nelle zone (in particolare endemiche) di Leishmania e si ha memoria di qualche puntura di insetto non identificato o compare una piccola papula rosso rubino/rosso bruno fare un controllo dermatologico per escludere questa patologia. Agire in maniera tempestiva è importante per poter eventualmente instaurare un trattamento opportuno perché, anche se di solito le lesioni guariscono bene, possono residuare cicatrici nelle sedi coinvolte.

Il dermatologo potrà oltre alla diagnosi attraverso accurata anamnesi ed esame obiettivo, far eseguire ad esempio un esame microscopico e culturale dell’aspirato da ulcera, o PCR da biopsia cutanea.  Il trattamento può prevedere un unguento a base di paromomicina 15% per origine Africana o Europea delle lesioni; paromomicina unguento 15% + gentamicina 0.5% per Leishmaniosi del Nuovo Mondo (Centro e Sud America). Sempre in preparazione galenica.

Antimoniato di N. metilglucamina intralesionale, ai margini e alla base dell’ulcera, per eliminare i protozoi ma se le lesioni sono multiple e diffuse, si ricorre alla somministrazione del farmaco per via intramuscolare.

L’amfotericina B è un macrolide polienico (antibiotico strutturalmente affine ai macrolidi classici, ma con in più un anello ciclico costituito da un maggior numero di termini) prodotto da Streptomyces nodosus e il trattamento con questo principio attivo in complesso lipidico a basso dosaggio è efficace contro le forme a possibile o accertato coinvolgimento viscerale (comunque nelle leishmaniosi viscerali resistenti alla terapia convenzionale con antimonio). Il farmaco però ha un livello importante di tossicità.

Abbiamo focalizzato che la patologia cutanea è trasmessa da vettori/flebotomi o pappatacei, ditteri ematofagi e le specie coinvolte in Italia ad esempio sono Phlebotomus papatasi, perniciosus o perfiliewi, mentre Lutzomyia è una tipologia tipica di America, Colombia e Perù.

I pappataci sono prevalentemente notturni e prediligono il clima caldo con elevato grado di umidità e infatti sono particolarmente presenti nelle aree vicino alle coste. Quelli di sesso femminile pungono gli esseri umani e gli animali (in particolare il cane) per nutrirsi del loro sangue fondamentale per la riproduzione e la deposizione delle uova.

La lesione papulosa che può’ risultare dalla puntura è spesso dolorosa e pruriginosa, tipica reazione dovuta alla saliva del flebotomo che viene iniettata nel momento del pasto. Quando pungono un animale infettato da Leishmania, nei flebotomi entrano questi protozoi che possono essere trasmessi ad animali sani e all’uomo e si parla di zoonosi.

Va infine ricordato che la Leishmaniosi presenta tre differenti forme cliniche:

  • cutanea, più diffusa e il protozoo è confinato alla pelle;
  • mucocutanea, localizzata a cute e mucosa;
  • viscerale, la più grave con coinvolgimento interno ad apparati e organi.

Nei nostri viaggi è opportuno quindi considerare quanto sopra e fare uso di repellenti in spray o stick per evitare la puntura del pappatacio, utile anche per zanzare e altri insetti. Negli ambienti al chiuso arieggiare e dare luce alle stanze di disturbo all’insetto e se è possibile zanzariere a trama fitta. Ma in ultima analisi un controllo al nostro rientro dal dermatologo se rileviamo una lesione rossastra è comunque utile per queste ed altre patologie a “sorpresa” dei tropici.

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