Cosa sta succedendo in India?

Data pubblicazione: 03/05/2021
Categoria: Covid-19 - Autore: Staff Ambimed

Cosa sta succedendo in India?

L'India si considerava “alla fine” della pandemia solo poche settimane fa. Ora è l'epicentro globale del SARS-CoV-2. Il paese ha recentemente superato il traguardo devastante di oltre 400.000 nuovi casi di COVID-19 in un solo giorno, il numero più alto registrato a livello globale dall'inizio della pandemia.

Ciò che sta accadendo in India non è tanto un'onda quanto un muro: i grafici che mostrano il tasso di infezione del paese e il bilancio delle vittime, che ha anche raggiunto numeri record nel paese, raffigurano curve che hanno raggiunto linee verticali. Gli esperti di sanità pubblica non sono ottimisti sul fatto che diminuiranno presto.

La nuova ondata epidemia in India è un'enorme tragedia per il suo stesso popolo, ma è anche una catastrofe per il resto del mondo. Novantadue nazioni in via di sviluppo si affidano all'India, sede del Serum Institute, il più grande produttore di vaccini al mondo, per le dosi vaccinali necessarie a proteggere le proprie popolazioni, una fornitura ora limitata dagli obblighi interni dell'India. Nel frattempo, il coronavirus sta mutando. Evidenze dimostrano che stiano circolando ceppi del virus a doppio e persino triplo mutante, che gli esperti temono potrebbero guidare l'ultima ondata del paese. Nonostante gli sforzi per limitare la diffusione della nuova variante indiana COVID-19, chiamata B.1.617, è già stata identificata in almeno 10 paesi, inclusi Stati Uniti, Gran Bretagna e anche in Italia.

Se mai ci fosse un tempo per l'intervento, sarebbe adesso. Ma i leader mondiali, che finora si sono limitati a esprimere a parole la necessità di una cooperazione globale, sono stati per lo più preoccupati dalle proprie situazioni interne.

Come è arrivata a questo punto l'India, che solo un mese fa pensava di aver già superato il peggio della pandemia? Michael Kugelman, il vicedirettore del programma Asia presso il Wilson Center di Washington, DC, ha detto a The Atlantic che la risposta si riduce a una "tempesta perfetta" di fattori che include varianti nuove ed esistenti (e una mancanza di sequenziamento genomico robusto per monitorarle), e un generale flusso continuo di raduni politici e raduni religiosi (senza distanziamento fisico e mascherine protettive).

Il risultato sono stati ospedali sopraffatti, scorte di ossigeno esaurite, ed obitori che hanno esaurito lo spazio. Il paese ha superato le 2.000 morti al giorno la scorsa settimana, e questi sono solo i casi che sono stati registrati. Esperti prevedono che I decessi giornalieri potrebbero arrivare a 4.500.

La situazione è diventata così disastrosa che il Serum Institute di Pune, produttore del vaccino AstraZeneca e uno dei principali contributori all'iniziativa COVAX per fornire dosi ai paesi a basso e medio reddito, ha allarmato che non sarà in grado di soddisfare il suo impegno internazionale a fronte della carenza interna dell'India.

Poi c'è la questione della fornitura di vaccini. Il ruolo dell'India come principale produttore farmaceutico è stato messo in luce durante la pandemia; ha fornito il 20% dei farmaci generici mondiali e oltre il 60% dei vaccini mondiali, nonostante abbia inoculato solo l'1% della propria popolazione contro COVID-19. Attualmente, l'India sta somministrando circa 3 milioni di dosi al giorno. Per proteggere la sua popolazione di 1,4 miliardi, Mukherjee ha affermato che il tasso dovrebbe aumentare di tre volte.

Oltre a questo, una delle maggiori preoccupazioni in questo momento, in India e altrove, è la minaccia rappresentata da varianti più trasmissibili e la loro potenziale capacità di superare l'immunità vaccinale.

Sebbene la vaccinazione di massa abbia fornito una via di fuga dalla pandemia per alcuni paesi, l'India è un duro promemoria che, per molti altri, c'è una lunga strada da percorrere. Varianti emergenti e ulteriori ritardi per una distribuzione più equa del vaccino avranno effetti su tutti, comprese le popolazioni vaccinate. Quindi il problema dell'India è il problema del mondo.


Fonte: The Atlantic

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