COVID-19 e influenza: cosa fare quando compaiono i primi sintomi

Data pubblicazione: 04/11/2020
Categoria: Ultime notizie - Autore: Staff Ambimed

COVID-19 e influenza: cosa fare quando compaiono i primi sintomi

Con la stagione invernale, stiamo vivendo una forte ripresa dei contagi da SARS-CoV-2. Al fine di spezzare la catena di trasmissione, è fondamentale che ogni persona rispetti le indicazioni delle Autorità Sanitarie.


Ma cosa bisogna fare se compaiono dei primi sintomi aspecifici?

Ricordiamo che il Ministero della Salute identifica i sintomi di COVID-19 come variabili sulla base della gravità della malattia, dall'assenza di sintomi a febbre, tosse, mal di gola, mal di testa, debolezza e dolore muscolare e nei casi più gravi, polmonite, insufficienza respiratoria, sepsi e shock settico, che potenzialmente possono causare il decesso.

I sintomi più comuni di COVID-19 sono:

  • febbre ≥ 37,5°C e brividi
  • tosse secca di recente comparsa e di solito persistente per qualche giorno
  • debolezza, dolori muscolari
  • difficoltà respiratorie
  • perdita improvvisa dell’olfatto (anosmia) o diminuzione dell'olfatto (iposmia), perdita del gusto (ageusia) o alterazione del gusto (disgeusia)
  • naso che cola
  • mal di gola
  • diarrea (soprattutto nei bambini).

Il COVID-19 però, soprattutto nella sua fase iniziale o nelle manifestazioni lievi, si presenta con sintomi simili a quelli influenzali.

 

Cosa si dovrebbe fare se compaiono questi primi sintomi?

Nel caso in cui compaiano febbre o tosse è consigliato contattare il proprio medico di famiglia, il quale già da un primo colloquio telefonico potrà fornire indicazioni e consigli.

Anche il Ministero della Salute raccomanda di rimanere in casa e di non recarsi al pronto soccorso o presso gli studi medici ma di telefonare il medico di famiglia, il pediatra o la guardia medica. Oppure chiamare il numero verde regionale.

Generalmente, se i sintomi sono lievi e recenti, la raccomandazione è quella di rimanere a casa, possibilmente isolandosi dal resto dei conviventi, e di attendere l’evoluzione.

La persona con i sintomi dovrebbe indossare una mascherina chirurgica anche in casa. Anche i conviventi, dovrebbero indossare la mascherina nei momenti in cui c’è un contatto ravvicinato. Comunque è sempre raccomandato mantenere una distanza di sicurezza di almeno 1 metro. Qualora possibile, è indicato isolarsi in una stanza fenestrata, o almeno dormire in letti separati e distanziati. La persona con sintomi dovrebbe utilizzare un bagno riservato, se la casa dispone di più bagni, altrimenti è necessario disinfettare tutti i sanitari dopo l’utilizzo e predisporre asciugamani e salviette riservate.



Nel caso persistano o peggiorino i sintomi, il medico di famiglia potrà richiedere il tampone naso-faringeo per la diagnosi differenziale con covid-19.

Se il risultato del tampone naso-faringeo è positivo, bisogna rimanere in isolamento per un tempo variabile a seconda della propria condizione.
 

Le persone asintomatiche, ma risultate positive al tampone (ad esempio per i contatti di un caso positivo) dovranno rimanere in isolamento per almeno 10 giorni dal giorno in cui viene comunicato l’esito del test. Dopo i 10 giorni, dovranno ripetere un nuovo tampone: se risulta negativo possono terminare l’isolamento.

Le persone sintomatiche con un tampone positivo, rimarranno in isolamento per almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi; è necessario però che siano trascorsi almeno 3 giorni senza più sintomi. Terminato questo periodo, potranno ripetere il tampone: se risulta negativo posso terminare l’isolamento.

Sempre più persone, trascorso il periodo di isolamento e nonostante l’assenza di sintomi da diversi giorni, continuano a risultare positive al tampone. Le nuove linee guida del Ministero della Salute prevedono che se trascorsi almeno 21 giorni dalla comparsa dei sintomi, di cui almeno gli ultimi 7 giorni senza alcun sintomo, l’individuo potrà terminare l’isolamento indipendente dal risultato del tampone.
 

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Fonte: Ministero della Salute, Il Post

 

 

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