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COVID-19 e influenza: cosa fare quando compaiono i primi sintomi

Data pubblicazione: 04/11/2020 - Ultimo aggiornamento: 28/05/2022
Categoria: News - Autore: Staff Ambimed

COVID-19 e influenza: cosa fare quando compaiono i primi sintomi

Con la stagione invernale, stiamo vivendo una sempre più marcata ripresa dei contagi da SARS-CoV-2. Al fine di spezzare la catena di trasmissione, è fondamentale che ogni persona rispetti le indicazioni delle Autorità Sanitarie.

Ma cosa bisogna fare se dovessero comparire i primi sintomi aspecifici?

Ricordiamo che il Ministero della Salute identifica i sintomi di COVID-19 come variabili sulla base della gravità della malattia, dall'assenza di sintomi a febbre, tosse, mal di gola, mal di testa, debolezza e dolore muscolare e nei casi più gravi, polmonite, insufficienza respiratoria, sepsi e shock settico, che potenzialmente possono causare il decesso.

I sintomi più comuni di COVID-19 sono:

  • febbre ≥ 37,5°C e brividi
  • tosse secca di recente comparsa e di solito persistente per qualche giorno
  • debolezza, dolori muscolari
  • difficoltà respiratorie
  • perdita improvvisa dell’olfatto (anosmia) o diminuzione dell'olfatto (iposmia), perdita del gusto (ageusia) o alterazione del gusto (disgeusia)
  • naso che cola
  • mal di gola
  • diarrea (soprattutto nei bambini).

Il COVID-19 però, soprattutto nella sua fase iniziale o nelle manifestazioni lievi, si presenta con sintomi simili a quelli influenzali.

I sintomi del Covid

Cosa si dovrebbe fare se compaiono questi primi sintomi?

Nel caso in cui compaiano febbre o tosse è consigliato contattare il proprio medico di famiglia, il quale già da un primo colloquio telefonico potrà fornire indicazioni e consigli.

Anche il Ministero della Salute raccomanda di rimanere in casa e di non recarsi al pronto soccorso o presso gli studi medici ma di telefonare il medico di famiglia, il pediatra o la guardia medica. Oppure chiamare il numero verde regionale.

Generalmente, se i sintomi sono lievi e recenti, la raccomandazione è quella di rimanere a casa, possibilmente isolandosi dal resto dei conviventi, e di attendere l’evoluzione.

La persona con i sintomi dovrebbe indossare una mascherina chirurgica anche in casa. Anche i conviventi, dovrebbero indossare la mascherina nei momenti in cui c’è un contatto ravvicinato. Comunque è sempre raccomandato mantenere una distanza di sicurezza di almeno 1 metro. Qualora possibile, è indicato isolarsi in una stanza fenestrata, o almeno dormire in letti separati e distanziati. La persona con sintomi dovrebbe utilizzare un bagno riservato, se la casa dispone di più bagni, altrimenti è necessario disinfettare tutti i sanitari dopo l’utilizzo e predisporre asciugamani e salviette riservate.

Cosa se fare quando compaiono i primi sintomi

Nel caso persistano o peggiorino i sintomi, il medico di famiglia potrà richiedere il tampone naso-faringeo per la diagnosi differenziale con covid-19.

Se il risultato del tampone naso-faringeo è positivo, bisogna rimanere in isolamento per un tempo variabile a seconda della propria condizione.

Quarantena e isolamento sono importanti misure di salute pubblica finalizzate a contrastare la diffusione epidemica, ma qual è la loro differenza?

La quarantena si attua ad una persona sana (contatto stretto) che è stata esposta ad un caso COVID-19.
L’isolamento consiste nel separare quanto più possibile le persone affette da COVID-19 da quelle sane al fine di prevenire la diffusione dell’infezione.
La sorveglianza attiva è una misura durante la quale l'operatore sanitario provvede a contattare quotidianamente la persona in sorveglianza al fine di monitorare le condizioni di salute.

Differenza tra isolamento e quarantena

Le persone asintomatiche risultate positive alla ricerca di SARS-CoV-2 non variante VOC Beta, possono rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni a partire dalla data del tampone risultato positivo, al termine del quale risulti eseguito un test molecolare o antigenico con esito negativo.

Le persone sintomatiche risultate positive alla ricerca di SARS-CoV-2 non variante VOC Beta, possono rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi e dopo un test molecolare o antigenico negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi (non considerando le alterazioni dell’olfatto e del gusto).

In caso di riscontro di ulteriore positività al test eseguito dopo 10 giorni dalla comparsa dei sintomi o dopo positività (per gli asintomatici), è consigliabile ripetere il test dopo 7 giorni (17° giorno).

Sempre più persone, trascorso il periodo di isolamento e nonostante l’assenza di sintomi da diversi giorni, continuano a risultare positive al tampone. I casi COVID-19 non variante VOC Beta che continuano a risultare positivi al tampone, se non presentano sintomi da almeno 7 giorni (non considerando le alterazioni dell’olfatto e del gusto), potranno interrompere l’isolamento al termine del 21° giorno.

Diversamente, I casi di SARS-CoV-2 identificati come casi da variante VOC Beta, sospetta o confermata, sia sintomatici che asintomatici, potranno interrompere l’isolamento solo dopo l’avvenuta negativizzazione al test molecolare.

Cosa fare se il tampone covid risulta positivo

E’ fondamentale sottolineare, che le indicazioni delle Autorità sanitarie hanno valenza anche per le persone completamente vaccinate contro COVID-19. Infatti:

Per i contatti stretti asintomatici di casi COVID-19 confermati, se hanno completato il ciclo vaccinale da almeno 14 giorni, possono rientrare in comunità dopo un periodo di quarantena di almeno 7 giorni dall’ultima esposizione al caso e dopo test molecolare o antigenico con risultato negativo. Se non fosse possibile eseguire un tampone, la quarantena può essere conclusa dopo almeno 14 giorni dall’ultima esposizione al caso.

E se il contatto stretto non ha completato il ciclo vaccinale?

I contatti stretti asintomatici di casi COVID-19 non identificati come casi da variante VOC Beta, se non hanno completato il ciclo vaccinale da almeno 14 giorni, possono rientrare in comunità dopo un periodo di quarantena di almeno 10 giorni dall’ultima esposizione al caso, al termine del quale risulti eseguito un test molecolare o antigenico con risultato negativo. Qualora non fosse possibile eseguire un test molecolare o antigenico tra il decimo e il quattordicesimo giorno si può valutare di concludere il periodo di quarantena dopo almeno 14 giorni dall’ultima esposizione al caso, anche in assenza di esame diagnostico molecolare o antigenico per la ricerca di SARS-CoV- 2.

I contatti asintomatici a basso rischio di casi COVID-19, se hanno completato il ciclo vaccinale da almeno 14 giorni, non devono essere sottoposti a quarantena, ma devono mantenere le misure igienico-sanitarie previste per contenere la diffusione del virus (indossare la mascherina, mantenere il distanziamento fisico, igienizzare frequentemente le mani, seguire buone pratiche di igiene respiratoria, ecc).

Positivo asintomatico

Le persone asintomatiche risultate positive alla ricerca di SARS-CoV-2 possono rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni a partire dalla data del tampone risultato positivo, al termine del quale risulti eseguito un test molecolare o antigenico con esito negativo.

In particolare, ai soggetti positivi che abbiano precedentemente ricevuto la dose booster, o che abbiano completato il ciclo vaccinale da meno di 120 giorni, l’isolamento può essere ridotto da 10 a 7 giorni, purché siano sempre stati asintomatici, o risultino asintomatici da almeno 3 giorni e alla

condizione che, al termine di tale periodo, risulti eseguito un test molecolare o antigenico con negativo.

Positivo sintomatico

Le persone sintomatiche risultate positive alla ricerca di SARS-CoV-2 possono rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi e dopo un test molecolare o antigenico negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi (non considerando le alterazioni dell’olfatto e del gusto).

In caso di riscontro di ulteriore positività al test eseguito dopo 10 giorni dalla comparsa dei sintomi o dopo positività (per gli asintomatici), è consigliabile ripetere il test dopo 7 giorni (17° giorno).

Sempre più persone, trascorso il periodo di isolamento e nonostante l’assenza di sintomi da diversi giorni, continuano a risultare positive al tampone. I casi COVID-19 che continuano a risultare positivi al tampone, se non presentano sintomi da almeno 7 giorni (non considerando le alterazioni dell’olfatto e del gusto), potranno interrompere l’isolamento al termine del 21° giorno.

Cosa fare se sei un contatto stretto

Sono un contatto stretto se:

  • Convivente
  • Contatto fisico diretto
  • Contatto a distanza minore di 2 metri e di almeno 15 minuti
  • Compagni di viaggio
  • Persona con cui si è stati in un ambiente chiuso senza dispositivi di protezione

In un periodo di tempo che va dalle 48 ore prima dell’insorgenza dei sintomi o della positività al tampone, fino a 14 giorni dopo.

Contatto stretto vaccinato con dose booster, doppia dose o guarigione da meno di 4 mesi

Non è necessaria la quarantena. Obbligo di auto-sorveglianza per 5 giorni con utilizzo di dispositivi di protezione di tipo FFP2 per 10 giorni e di effettuare - solo qualora sintomatici - un test antigenico rapido o molecolare al quinto giorno successivo all’ultima esposizione al caso.

Contatto stretto vaccinato doppia dose o guarigione da più di 4 mesi senza booster

Per i contatti stretti asintomatici che hanno completato il ciclo vaccinale primario da più di 120 giorni, la quarantena ha durata di 5 giorni, purché al termine di tale periodo risulti eseguito un test molecolare o antigenico con risultato negativo.

Contatto stretto non vaccinato, che non ha completato il ciclo vaccinale primario o che l'ha completato da meno di 14 giorni

I contatti stretti dovranno osservare una quarantena di 10 giorni, al termine della quale dovrà essere eseguito un tampone antigenico o molecolare con esito negativo.

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Fonte:

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