La gestione dei lavoratori in Smart working

Data pubblicazione: 29/11/2021
Categoria: Ultime notizie - Autore: Lavinia Barone

La gestione dei lavoratori in Smart working

Lo smart working, o lavoro agile, rappresenta l’espressione più contemporanea dei cambiamenti in atto nel settore professionale, sia esso pubblico che privato in seguito all’avvento di internet e l’introduzione di riunioni digitali realizzate mediante le più comuni piattaforme digitali.

Questo fenomeno ha subito una rapida accellerazione a seguito della sopraggiunta pandemia da Covid-19, registrando un picco significativo durante le fasi del primo lockdown più serrato.

È fondamentale indagare il modo in cui il lavoro agile, introdotto nella vita del lavoratore, ha modificato qualitativamente e quantitativamente il lavoro, la qualità della vita ed il benessere psicofisico del professionista. Contemporaneamente questo ha impattato sulla produttività del lavoro svolto dal medesimo per l’azienda.

All’esordio della pandemia, l’introduzione dello smart working ha consentito una maggiore flessibilità, un miglioramento nell’organizzazione della gestione del tempo e soprattutto una riduzione degli spostamenti con mezzi pubblici o mezzi propri con conseguente aumento significativo della produttività.

Un importante dato viene fornito dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) che mostra un dato peculiare relativo alle emissioni ambientali:

  1. si è registrato un trend in significativo decremento delle emissioni di CO2 se si considerano coloro che usano l’auto per percorrere distanze maggiori di 6 km;
  2. per tragitti più brevi invece, effettuati tramite mezzi pubblici, il lavoro da casa ha portato ad un consumo extra di energia domiciliare tale da impattare negativamente sulla salute ambientale.

In alcune parti degli Stati Uniti, l’uso medio di elettricità domestica nei giorni feriali è aumentato dal 20% al 30%. Nel Regno Unito, il consumo di elettricità residenziale è aumentato del 15% nei giorni successivi al lockdown.

Durante la fase di massima acuzie (lockdown), al contrario, sono emersi diversi risvolti negativi riferibili in parte alla chiusura delle scuole, ed al disagio in termini di stress e alienazione che hanno coinvolto i singoli individui portati a vivere un isolamento sociale.  Uno degli aspetti maggiormente rischiosi è il fenomeno del burnout, definito dall’OMS come fenomeno occupazionale dovuto allo stress cronico mal gestito, riferibile per lo più all’impossibilità di “staccare”.

Lo Smart working sembra aver aumentato la giornata lavorativa del professionista di circa 1-3 h in più, come conseguenza delle molteplici riunioni organizzate per via telematica o per una reperibilità non adeguatamente vincolata o tutelata sulla base di aspetti legali. Si è verificato un incremento di circa il 20% di lavoratori che hanno riferito di soffrire di burnout rispetto ai mesi che hanno preceduto il lockdown. 

Dal punto di vista prettamente legale lo Smart working semplificato può essere adottato dai professionisti che operano come privati sino al 31 dicembre 2021 per la proroga del decreto-legge 52/2021, data successiva alla quale saranno necessari accordi individuali in base alla legge 81/2017. Nella pubblica amministrazione, al contrario, a partire dal 15 ottobre 2021, si è richiesto il ritorno in presenza, previa presentazione dell’green-pass o dell’eventuale esonero.

Un aspetto di fondamentale importanza, insorto proprio in seguito al rapido boom avuto durante la pandemia, preludio della necessità impellente di tutelare il professionista trova fondamento legale nel diritto alla disconnessione. Nella legge del 6 maggio 2021, con entrata in vigore dal 13 maggio 2021, viene ufficialmente introdotto tale diritto:

“Ferma restando, per il pubblico impiego, la disciplina degli istituti del lavoro agile stabilita dai contratti collettivi nazionali, è riconosciuto al lavoratore che svolge l’attività in modalità agile il diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche, nel rispetto degli eventuali accordi sottoscritti dalle parti e fatti salvi eventuali periodi di reperibilità concordati.”

Concludendo, i molteplici risvolti positivi del lavoro agile sono bilanciati da altrettanto numero

risvolti negativi. Sembra quindi di fondamentale importanza, calibrare in vista del futuro pandemico ma anche della rivoluzione tecnologica alle porte, una quota parte di lavoro da destinarsi all’attività in presenza ed una quota parte eventualmente destinata al lavoro agile.

Tale attività, a nostro parere, non deve essere obbligatoriamente esclusa, ma richiede sicuramente un rapido adeguamento delle norme legali a tutela del professionista e del datore, così da beneficiare dei privilegi concessi da tale attività senza incedere negli svantaggi.

Trovi questo articolo interessante? Condividilo sui social
Progettazione e sviluppo a cura di TECNASOFT