La scabbia, una patologia di ritorno

Data pubblicazione: 05/10/2020
Categoria: Ultime notizie - Autore: Dott. Mauro Berta

La scabbia, una patologia di ritorno

La scabbia è una patologia cutanea contagiosa dovuta al Sarcoptes scabiei, aracnide del gruppo acari che determina un forte prurito e sulla cute cunicoli superficiali che in qualche caso presentano una sovra infezione batterica.

Le femmine dell’acaro scavano nella pelle questi tunnel allo scopo di depositare delle uova, a seguito di fecondazione dell’esemplare maschio. Queste hanno una forma ovale del corpo, bianco/giallo il colore, quattro paia di arti e misurano circa 0.3/0.4 mm.

La femmina muore dopo il deposito in 4-5 settimane mentre il “compagno” è di minori dimensioni e tende a morire dopo l’accoppiamento. Una parte delle uova, in numero abbastanza limitato, si sviluppa dopo circa 20 giorni e nuovi adulti danno vita ad altre lesioni.

Il Sarcoptes scabiei è cosmopolita ma promiscuità e livello igienico/sanitario sono elementi di rischio in particolare in zone endemiche.

Nei nostri viaggi in paesi extraeuropei, si deve considerare dove si alloggia, controllando ad esempio il cambio di asciugamani, lenzuola ma anche e soprattutto il contatto diretto con individui potenzialmente infetti.

Le vie di trasmissione sono al fine cute, abiti e biancheria.

Va considerato però che la patologia cutanea può colpire persone di qualsiasi livello sociale e culturale anche con un sufficiente livello di igiene. Quindi non sempre la nostra attenzione ci aiuta, ma sicuramente in generale tende a limitare il rischio del contagio magari con una banale osservazione a chi vicino a noi tende a grattarsi con continuità. Il periodo di incubazione è normalmente minore di 30 giorni, nella maggioranza dei casi tre settimane dal contagio.

Come già specificato il prurito è intenso, con esacerbazione nelle ore notturne, colpendo in particolare le superfici laterali delle dita, polsi, ascelle, glande, cute del pene, pieghe sottomammarie e sotto i glutei. Si osservano cunicoli con vescicole e lesioni da grattamento intenso e continuo e se si hanno alterazioni o deficit di immunità lesioni squamo-crostose multiple.

Il tunnel scavato nella cute dall’acaro determina una lesione detta solco acarico, un rilievo tra i 5 e 10/15 mm del colorito cutaneo o solo leggermente più scuro. L’estremità del cunicolo è rilevata e detta sporgenza acarica e si può formare una vescicola piana che prende il nome di vescicola perlata.

Il principale sintomo cioè il prurito porta a grattarsi con continuità e in modo così energico da provocare sanguinamento e successiva formazione di croste. Si formano erosioni e desquamazioni secondarie con possibile sovra infezione di tipo batterico (streptococchi e stafilococchi) che possono dare vita ad altre lesioni della cute. Tale prurito è in particolar modo intenso durante la notte tanto da risvegliare e bloccare il sonno. Infatti durante queste ore il tepore del letto, l’aumento della temperatura, creano le condizioni favorevoli all’attività del parassita.

Nelle persone di colore o comunque in quelle di cute scura, è facile ritrovare delle sollevazioni e si possono quindi rilevare placche solide rialzate.

Quando questa infestazione è grave con presenza di croste è detta scabbia norvegese e come abbiamo già evidenziato i pazienti possono avere alterazioni e abbassamento del sistema immunitario o disabilità psicofisica (nel primo caso da HIV).

La scabbia norvegese presenta zona di pelle ispessita e incrostata, particolarmente in area palmo/plantare, non pruriginosa ma anche dorso delle mani e ginocchia (descritta nel 1848 in Norvegia).

Ricordiamo quando si hanno disturbi similari a quelli elencati sopra, prima di iniziare un eventuale trattamento, bisogna sempre rivolgersi ad un dermatologo o a uno specialista in malattie tropicali e infettive, che diagnostichi con esattezza la patologia.

Premesso quanto sopra, in generale la scabbia prevede a livello terapeutico l’uso di scabicidi. Il trattamento locale/topico si basa su creme o lozioni di benzoato di benzile, permetrina o crotamitone particolarmente usato per il prurito quale principio attivo. Anche in preparazione galenica.

Vanno applicati con una forte frizione detta scrub in particolare dove si rilevano i tunnel del parassita ma anche a seguire su tutto il corpo, dopo 12 ore devono essere rimossi con acqua.

Spesso si usano anche emollienti e antistaminici per somministrazione orale al fine di lenire il prurito o antibiotici per le sovra infezioni delle lesioni da grattamento, di tipo batterico.

Iniziata la terapia è necessario lavare con acqua calda indumenti, biancheria e biancheria da letto e da bagno e sottoporre alla cura anche i membri della famiglia o delle collettività o partner sessuali anche se non hanno sintomi.

I viaggi frequenti e i soggiorni in alberghi sono fattori che favoriscono la diffusione di questa parassitosi. Quando poi si è scelta una vacanza esotica, tropicale può capitare di aver a che fare con questa patologia, ad esempio Caraibi e Sud America. Abbiamo avuto nei paesi più industrializzati un recente incremento della casistica sul ritmo delle ondate immigratorie da paesi in sviluppo, dalla aumentata promiscuità e aumentata internazionalità delle nostre ferie raggiungendo mete esotiche.

Sulla via del ritorno dopo 2/3 settimane un prurito intenso, in particolare notturno o la presenza sulla cute di “percorsi” arrossati simili a piccoli tunnel sono segnali importanti che necessitano comunque e sempre di un controllo dermatologico.

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