La tropicalizzazione dell’Europa e lo spettro della Febbre Gialla

Data pubblicazione: 20/07/2021
Categoria: Ultime notizie - Autore: Mauro Berta

La tropicalizzazione dell’Europa e lo spettro della Febbre Gialla

La prevenzione e la pianificazione di risposte efficaci alle varie patologie infettive sono argomenti fondamentali per la salute pubblica dei paesi dell’Unione Europea. A livello cautelativo possono essere introdotte differenti politiche vaccinali, attività di studio epidemiologico e l’analisi delle resistenze antimicrobiche, l’insorgenza di tumori e disfunzioni alimentari può aumentare l’incidenza di queste patologie infettive.

I governi dei paesi UE sono sostenuti in questa attività da due agenzie:

  • ECDC (Centro Europeo per prevenzione e controllo delle malattie), che ha lo scopo di tenere sotto controllo ciò che di “nuovo” può mettere in pericolo la salute del continente, in particolare le patologie emergenti e i cambiamenti per i nostri climi.
  • EMA (Agenzia Europea per i medicinali), con un’ampia panoramica sui farmaci, la gestione e l’analisi degli stessi, sempre con focus sulle novità dal mondo scientifico, funge da supporto al contrasto di malattie infettive conosciute e “nuove”. L’EMA effettua approfonditi test di sicurezza in relazione alle qualità dichiarate e agli effetti collaterali dei singoli farmaci.

L’ultimo Epidemiological Report redatto da ECDC ha evidenziato i seguenti dati in Europa:

  • Infezioni vie respiratorie: virus H1N1 (virus pandemico A) dominante nel nostro continente per influenza e ovviamente negli ultimi 2 anni pandemia da Covid-19;
  • Tubercolosi: oltre 70 mila nuovi casi all’anno;
  • HIV, HBV (epatite B) e HCV (epatite C): circa 28 mila nuovi casi l’anno;
  • Clamidia: con 340 mila casi riportati l’anno è l’infezione sessualmente trasmessa più diffusa in Europa;
  • Malattie trasmesse da acqua e cibo: le infezioni gastrointestinali da Campylobacter sono le più frequenti seguite da quelle per Salmonella. Tra i protozoi la più diffusa nel continente è Giardia Lamblia, la malattia dei legionari, che ha registrato aumento del 17%;
  • Malattie trasmesse da vettore: malaria, dengue e chikungunya sono le “classiche” di patologie importate dai viaggiatori da paesi in cui queste malattie sono endemiche, ma con la Casi di Malaria sono stati rilevati in Spagna, Belgio e Grecia; Dengue e Chikungunya sono state individuati in Francia. La West Nile Fever è stata classificata come endemica in alcune nazioni del Sud Est Europa;
  • Resistenze agli antibiotici: questo è un fenomeno in continuo aumento nei paesi UE e in particolare per batteri come E. coli e la Klebsiella pneumoniae;
  • Malattie prevenibili con vaccini l’impegno dell’Europa per combattere il morbillo e la rosolia è sempre al primo posto. Le politiche sanitarie volte all’aumento della copertura vaccinale su malattie di questa tipologia hanno fatto registrare la diminuzione di casi di Meningococco C e Parotite.

Il crescere delle temperature globali e più nello specifico la tropicalizzazione dell’Europa sta aumentando il rischio di sviluppo a livello locale di malattie infettive e tropicali. Fra i paesi che rilevano negli ultimi anni aumento crescente di patologie tropicali abbiamo l’Italia, la Grecia, la Serbia, la Romania e l’Ungheria. Si stanno moltiplicando i casi anche di ospedalizzazioni per il West Nile Virus: circa 500 casi con 22 decessi.

I medici sono presi alla sprovvista da “nuovi” casi infettivi che non conoscono, se non teoricamente dai libri, con scarsa esperienza clinica. Gli ospedali affrontano sempre più spesso casi conclamati o sospetti di forme di Malaria, Dengue, Chikungunya e West Nile Fever. Anche i dermatologi vedono aumentare nel bacino del Mediterraneo i casi di Leishmaniosi Infantum con estensioni viscerali e non solo cutanee.

In questi ultimi due anni il Covid-19 ha dimostrato come il mondo può essere colto di sorpresa, ancora oggi sono tutte aperte le ipotesi sull’origine di una malattia infettiva virale (salto di specie da pipistrello o pangolino, punto di provenienza mercato locale o laboratorio scientifico di Wuhan) eppure le esperienze precedenti sulla SARS o sulla MERS e il relativo spillover avrebbero dovuto insegnare qualcosa.

La modifica delle condizioni climatiche locali, la scoperta di nuovi vettori nel campo degli insetti e zecche, il riscaldamento dei mari, porta a pensare a patologie tropicali in fase di “trasferimento”. Gli studiosi affermano che nel tempo si diffonderà un altro virus letale compiendo nuovamente un salto di specie da animale a uomo, esistono infatti oltre 1,7 milioni di virus in mammiferi e uccelli.

Nell’ultimo periodo sono stati oggetto di scoperte 900 nuovi virus di cui:

  • 160 coronavirus;
  • 1 nuovo ceppo di Ebola;
  • 18 virus zoonotici, tenuti sotto controllo come Lassa e Marburg (che causa di febbre emorragica).

L’Europa è un territorio fertile per le zanzare della Febbre Gialla?

Avvertiamo da tempo un profondo solco tracciato dalle patologie tropicali: la loro globalizzazione.

La Febbre Gialla, come la Dengue, la Zika, la Chikungunya grazie al loro “Carrier” la zanzara Aedes aegypti hanno un’alta probabilità di diventare comuni nel nostro continente. Il clima più caldo e l’aumento delle precipitazioni fanno crescere il numero di zone in cui Aedes può prolificare, inoltre questo vettore ha la capacità di adattarsi alle nuove condizioni con estrema facilità.

 

Diversi studi scientifici effettuati con simulazioni informatiche hanno creato un tracciato geografico dei prossimi anni per i paesi a rischio: Cina, Nord America ed Europa; per quest’ultima i paesi a rischio sono Grecia, Turchia, Portogallo e Spagna.

Altro fattore rilevante a contrasto delle zanzare sono le attività di disinfestazione nei loro periodi di riproduzione, purtroppo gli ultimi due anni di pandemia ha limitato queste operazioni aumentando il prolificare di questi insetti.

Anche il prof. Jan Semenza dell’ECDC ha evidenziato che gli avvicendamenti continui di giorni caldissimi alternati da piogge di tipo torrenziale sono i primi segnali della tropicalizzazione del clima europeo.

Le Aedes aegypti, unitamente alle zecche, essendo a sangue freddo sono influenzate nella riproduzione più veloce delle “sbandate” climatiche, con uccelli selvatici da serbatoio virale nel periodo delle migrazioni.

L’invasione di questa zanzara in Europa è dunque possibile ed è ormai in corso.

I dati storici parlano di un aumento di questi insetti tre volte più rapido verso nuove zone diverse delle abituali.

Il rientro da viaggi tropicali

In Italia negli ultimi anni non sono stati notificati casi di contagio infettivo locale, i casi rilevati sono stati legati a rientro da spostamenti in zone endemiche. Per esempio, nel 2017 il Belgio segnalò 1 caso di febbre gialla di rientro dal Suriname e 4 di rientro dal Sud America. L’area geografica di interesse è nelle zone tropicali dell’Africa e del Sud America.

I cicli di diffusione e i sintomi

La patologia ha due principali cicli di diffusione:

  • Urbano: soggetti infetti > zanzara > soggetti suscettibili;
  • Silvestre: virus da scimmie > zanzare > uomo.

L’esordio dei sintomi come è noto si presenta con febbre, dolori muscolari, cefalea e nausea.

Gli sviluppi possibili sono:

  • Forma leggera - a seguire dopo circa 4 giorni, c’è la remissione con limitazione di febbre e dei sintomi, la forma abortiva della malattia si risolve a questo punto;
  • Forma severa - circa il 20-25% dei pazienti entra invece in questa fase, con lo sviluppo di una nuova febbre, emorragie sistemiche e cutanee, vomito “nero” e ittero. Dei casi più gravi la mortalità è del 20% in quanto non esiste una terapia mirata a contrasto.

Il nome di questa infezione “Febbre Gialla” deriva da due motivi:

  1. Uno dei sintomi che causa nei casi gravi, il vomito ittero legato ai danni epatici;
  2. L’origine culturale: gialla dal latino flavus, in quanto il virus con genoma ad RNA fa parte della famiglia Flaviviridae.

Come proteggerci?

Le misure di prevenzione principali rimangono la disinfestazione dalle zanzare e le misure comportamenti a protezione dalle punture di quest’ultime.

Il vaccino è obbligatorio in molti paesi e si raccomanda ai viaggiatori verso zone endemiche. Si tratta di un vaccino sottocutaneo in singola somministrazione con ceppo virale vivo/attenuato, almeno 10 gg prima del viaggio. La protezione non è totale e si attesta intorno al 75%, gli anticorpi durano circa 10 anni.

Cenni storici in Italia

Il virus arrivò per la prima volta in Europa dal 1635 con il gesuita Raymond Breton e il 1649 a Gibilterra con navi dalle Indie Occidentali.

La prima comparsa in Italia avvenne nel 1804 a Livorno quando viaggiò con i marinari e sbarcò causando 636 decessi. Si manifestò successivamente in città portuali grazie ai traffici commerciali, che portarono la zanzara:

  • 1889 a Napoli, Pisa, Livorno e La Spezia;
  • 1928 a Catania, Taranto, Brindisi;
  • 1907, 1916 e nel 1944 a Genova.

In Europa l’anno da ricordare come numero di casi è il 2018: 13 casi fra Francia, Germania, Romania, Paesi Bassi, Repubblica Ceca e Regno Unito).

Conclusioni

L’unica speranza è il clima, la vera arma contro questa zanzara: la Aedes Aegypti non riesce a superare la rigidità invernale del clima europeo.

Dagli anni 90 in Italia è però presente la specie Aedes con la Albopictus (la cosiddetta “tigre”). L’assenza di Aedes Aegypti non ha eliminato la possibilità di introduzione della patologia perché la nostrana tigre, secondo molti autori, avrebbe le caratteristiche per alcuni ceppi virali della Yellow Jack.

L’efficacia della trasmissione è più limitata della Aegypti ma il buon senso ci indica di non escludere nulla dal punto di vista della sorveglianza sanitaria, valutando anche il clima, l’aumento delle temperature e di conseguenza la tropicalizzazione.

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