Storia della gonorrea

Data pubblicazione: 08/01/2021 - Ultimo aggiornamento: 16/01/2021
Categoria: Terapie e vaccini - Autore: Dott. Mauro Berta

Storia della gonorrea

Il termine gonorrea nasce dall’antica Grecia, si riferisce al grande medico Galeno e risale al II° Sec. d.C.

Il termine che viene più comunemente usato è “blenorragia” (Swediatur, 1700), che è etimologicamente composto da blénna che significa ‘muco’ e rhḗgnymi ‘erompo’. Da quest’ultimo deriva il termine più popolare scolo che indica una fuoriuscita di un liquido sieroso.

Risalendo a tempi più antichi, In letteratura, la patologia è notevolmente citata anche da Aristotele e Platone. Inoltre, in un dialogo fra l’imperatore Huang Ti e il medico Tchi Pa, all’interno del Huangdi Neijing, antico trattato di medicina dell’Imperatore Giallo, troviamo accenni riferibili a uretriti infettive riconducibili alla gonorrea, trattate con impiastri di semi di soia.

Nel 1500 a.C. si osservano ulteriori richiami alla gonorrea nel papiro della XVIII Dinastia, rinvenuto poi a Luxor da Georg Moritz Ebers, in cui vennero descritti i sintomi dell’uretrite acuta e si suggerisce di trattarla con instillazioni endorettali all’olio di legno di sandalo.

Nel 1161, notiamo che il parlamento britannico promulgò una legge per limitare la diffusione dell’infezione da gonorrea. In Francia, nel 1256, vennero osservati i sintomi e con Papa Bonifacio si iniziarono a trattare uomini e meretrici affetti da tale patologia.

La scoperta del Gonococco o Neisseria Gonorrhoeae si deve al batteriologo tedesco, Neisser Albert, che scoprendo l’agente patogeno, attraverso la microscopia macchiata di Gram della secrezione uretrale, nel 1879, lo ricondusse alla forma reniforme di due cellule che si dispongono assumendo un tipico aspetto a “chicco di caffè”.

Osserviamo come, intorno al 1800, si suggerivano cure con lavaggi di pergamenato di potassio e sempre nel 1800, si impose la terapia con nitrato d’argento anche se inizialmente era diffuso nei trattamenti l’uso del mercurio iniettato attraverso l’orifizio uretrale.

Per il primo vaccino dobbiamo attendere il 1890, anche se venne presentato nel 1909, dal Dipartimento della Salute di New York City che raccomandava un'iniezione circa ogni tre giorni per due mesi.

Nel 1916 venne confrontato l'effetto dei vaccini di gonococchi, meningococchi e bacilli del colon somministrati per via endovenosa in casi di gonorrea, e alcuni con epididimite o artrite. Gli effetti furono più coerentemente benefici per quanto riguarda l'artrite. Tuttavia, le risposte non riguardavano nello specifico il vaccino contro il gonococco.

Ma è solo dopo il 1936, in seguito all’uscita dei sulfamidici, che il gonococco venne contrastato positivamente.  Il primo trattamento fu osservato presso la Johns Hopkins University Clinic e fu somministrato a cinquantotto pazienti che risultarono asintomatici in circa quattro giorni, esclusi sei casi di ricaduta.

Un'indagine molto più ampia fu condotta a Londra, dove l'effetto del sulfanilamide fu comparato con i risultati della terapia standard nel 1936. In effetti, i casi di sulfanilamide diedero delle risposte molto più tempestive e mostrarono molte meno ricadute. I migliori risultati furono ottenuti nei pazienti il cui trattamento ebbe inizio durante la seconda settimana di sintomi gonorreali, invece che durante la prima settimana.

La sulfapyridina, presto seguita da sulfathiazol, analoghi della sulfanilamide, divenne disponibile nel 1940-41. Un ciclo di una settimana di sulfapyridina si dimostrò capace di curare tre quarti dei casi per i quali la sulfanilamide aveva invece fallito, così come l'87% dei pazienti non trattati in precedenza.

Quando i singoli paesi, durante la fine degli anni '80, specialmente in contesti industrializzati, intrapresero la prevenzione e la cura delle malattie sessualmente trasmissibili sulla base dei determinanti stabiliti di queste ultime, fu possibile osservare un notevole calo dei tassi di infezioni gonococciche.

Successivamente, furono identificati i primi soggetti di gonococco resistenti alla penicillina, a causa di una mutazione cromosomica. Ricordiamo che, nel 1983 un'epidemia locale derivata da tale ceppo si verificò nel North Carolina e questi pazienti furono trattati con successo con la spectinomicina.

A causa dalla preoccupazione per i pazienti con un'allergia alla penicillina e all’incremento di casi, furono avviati i tentativi di trovare un'alternativa antibiotica alla penicillina per il trattamento delle infezioni gonococciche. Nel 1949 la clortetraciclina risultò efficace, con l'ulteriore vantaggio della somministrazione orale. Nel 1966 il 94% dei ceppi gonococcici risultò essere altamente sensibile alla tetraciclina, mentre il 22% di questi mostrò una maggiore resistenza alla penicillina.

La resistenza continuò a svilupparsi dopo alcuni anni contro ogni nuovo antibiotico inizialmente efficace. La spectinomicina, introdotta nel 1967, sostituì così la tetraciclina come alternativa alla penicillina negli anni '70, e il ceftriaxone iniziò ad essere raccomandato per la terapia anti-gonococcica primaria nel 1989.

 

Bibliografia

Edward W Hook, III, Robert D Kirkcaldy, A Brief History of Evolving Diagnostics and Therapy for Gonorrhea: Lessons Learned, Clinical Infectious Diseases, Volume 67, Issue 8, 15 October 2018, Pages 1294–1299

Huang Ti. Nei Ching Su Wen, a cura di Ilza Veith, Ro- ma, Ed. Mediterranee, 1983.

CDC. Gonorrhea surveillance reports, 1975-1983.

Joachim H. Papyros Ebers. In Aelteste Buch ueber Heilkunde. Berlin, Reiner, 1890.

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