Tamponi e test sierologici: un pò di chiarezza

Data pubblicazione: 09/06/2020 - Ultimo aggiornamento: 04/09/2020
Categoria: Covid-19 - Autore: Dott.ssa Maddalena Maganza

Tamponi e test sierologici: un pò di chiarezza

Tampone, test rapido, test sierologico, test molecolare, anticorpi, rtPCR, IgG, IgM … parole in cui inciampiamo quotidianamente. Ma ne conosciamo esattamente il significato? 

Prima di tutto, qual è la differenza sostanziale tra i tipi di test per il Covid 19?

Il tampone, attraverso un test molecolare, rileva la presenza del virus, quindi serve a decretare la cosiddetta positività.

Il test sierologico individua la presenza di anticorpi e ci indica se si è entrati in contatto col virus, ma non se il virus è attualmente presente e ancor meno se si sia contagiosi.

 

TAMPONE

Il tampone faringeo o rino-faringeo (rino = NASO) viene eseguito per sottoporre il campione prelevato al test molecolare rt-PCR che è l’unico test diagnostico per l’infezione da SARS-Cov2 attualmente riconosciuto come valido dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (sono in corso di studio altri tipi di test, tra cui quello della saliva).

Questa metodica si utilizza per rilevare la presenza di materiale genetico virale, confermando la presenza del virus SARS-CoV2 nell’organismo e l’infezione in corso.

 

TEST SIEROLOGICO (test rapidi e test di laboratorio)

I test sierologici permettono di individuare la presenza di anticorpi contro il virus SARS CoV-2: per questo motivo sarebbe più corretto chiamarli test immunologici. In sintesi, rilevano la risposta dell’organismo all’agente infettivo e servono per capire se una persona ha già sviluppato una risposta immunitaria a seguito del contatto col virus. Attraverso i test sierologici è infatti possibile andare ad individuare gli anticorpi prodotti dal nostro sistema immunitario in risposta all’infezione.

 

COME SI EFFETTUA L’ANALISI DEL TAMPONE?

Il materiale biologico prelevato col tampone viene analizzato in laboratorio utilizzando la metodica nota come real-time PCR (in italiano acronimo di Reazione a Catena della Polimerasi Inversa in tempo reale) o PCR quantitativa. Si tratta di un procedimento di analisi che cercheremo di spiegare per sommi capi.

La prima fase consiste nell’estrarre dal campione biologico gli acidi nucleici per individuare la presenza di RNA (acido ribonucleico) virale.

Una volta ottenuto l’RNA, si procede alla sua ‘trascrizione inversa’ nel DNA (acido desossiribonucleico) complementare, un po' come se fosse uno stampo.

A questo punto, il DNA ottenuto viene ‘amplificato’, cioè moltiplicato in milioni di copie, e legato a particolari coloranti fluorescenti che vengono riconosciuti e ‘quantificati’ dallo strumento come marcatori genetici specifici del SARS-CoV-2.

La rt-PCR è il test più affidabile per rilevare concentrazioni anche molto basse di RNA virale, ma se viene eseguito troppo presto e il virus non ha ancora avuto il tempo di replicarsi, l’analisi può dare esito negativo e il tampone deve essere ripetuto. Dunque, in presenza di una persona considerata ‘caso sospetto’ di COVID19, o perché presenta sintomi o perché è venuta in contatto con un contagiato, se il primo tampone dà esito negativo, è necessario ripetere il prelievo per una conferma.

 

TEST SIEROLOGICI

Gli anticorpi, o immunoglobuline, sono proteine del sistema immunitario la cui funzione è difendere l’organismo dai patogeni. Vengono prodotti nel sangue a partire dai linfociti B (un tipo di globuli bianchi) in risposta all'ingresso nell'organismo di sostanze particolari, dette antigeni.

Generalmente gli antigeni sono componenti della superficie esterna dei microrganismi (virus, batteri, protozoi….). Gli anticorpi si legano agli antigeni, danno origine alla risposta infiammatoria di tipo immune e neutralizzano o eliminano la causa di infezione.

Le immunoglobuline vengono suddivise in cinque classi: IgG, IgA, IgE, IgM e IgD.

Le Immunoglobuline A (IgA) sono presenti in tutte le mucose e nelle secrezioni, come saliva, lacrime, muco intestinale e bronchiale, latte materno. Rappresentano un importante mezzo di difesa contro le infezioni locali, impedendo la colonizzazione da parte di virus e batteri patogeni ed il loro ingresso nell’organismo.

Le Immunoglobuline D (IgD) il cui ruolo non è ancora stato pienamente chiarito.

Le Immunoglobuline E (IgE) sono coinvolte nelle reazioni allergiche e sono estremamente importanti anche per la protezione contro le infestazioni parassitarie.

Le Immunoglobuline G (IgG) costituiscono il perno della risposta immunitaria secondaria e cioè intervengono in caso di re-infezione. Sono anche gli anticorpi che l’organismo produce dopo una vaccinazione e quelli che, durante la gravidanza, la madre trasmette al feto attraverso la placenta, conferendo al neonato una certa immunità durante i primi mesi di vita.

Le Immunoglobuline M (IgM) sono gli anticorpi associati alla risposta immunitaria primaria (esposizione iniziale all'antigene estraneo), i primi che intervengono al contatto con un nuovo antigene.

I test sierologici per SARS-CoV2 rilevano la presenza degli anticorpi di tipo IgM e IgG specifici contro il virus. A differenza dei test molecolari su tampone, vengono effettuati sul siero che è la componente liquida del sangue, privato di tutte le cellule che lo compongono e dei fattori di coagulazione.

Esistono due tipologie di test sierologici per rilevare un’infezione in corso o pregressa da SARS-CoV2:

  • Test qualitativi che stabiliscono solo se una persona ha sviluppato o meno degli anticorpi IgM e IgG, secondo una logica positivo/negativo
  • Test quantitativi che, oltre a rilevare la presenza delle immunoglobuline nel sangue, permettono di anche dosarne le quantità

La differenza sostanziale tra i due tipi di test risiede nella modalità di analisi.

I test qualitativi sono gli ormai conosciutissimi test rapidi: è sufficiente una goccia di sangue capillare (ottenuta con un pungi dito) che viene esaminata in un kit portatile e da cui si ottiene riscontro in pochi minuti, esattamente come avviene nel caso del test di gravidanza che rileva la presenza di un particolare ormone nell'urina.

Si tratta, tecnicamente, di “immunodosaggi a flusso laterale” (LFIA) dove una goccia di sangue viene fatta scorrere su una piccola lastra contenente antigeni virali legati a un colorante e, disposti su due linee, anticorpi contro le IgM e IgG umane. Se il sangue analizzato contiene mmunoglobuline IgM o IgG contro il virus, queste si legheranno agli antigeni colorati presenti sulla lastra e, mentre scorrono, rimarranno attaccate agli anticorpi contro le IgM e IgG umane collocati sulle rispettive linee, cambiandone il colore che generalmente vira da blu a rosa.

I test quantitativi sono invece test di laboratorio più precisi ma che richiedono un vero e proprio prelievo di sangue venoso. I campioni, dopo centrifugazione per separare il siero, vengono analizzati con sistemi automatizzati di rilevazione della presenza e della quantità di IgM e IgG. I procedimenti più utilizzate per queste analisi sono piuttosto complicati da esemplificare: si basano su metodiche che utilizzano la cosiddetta chemioluminescenza (CLIA, CMIA) oppure sistemi immunoenzimatici (ELISA).

 

INTERPRETARE I TEST SIEROLOGICI PER COVID19

le IgM contro il SARS-CoV2 sono gli anticorpi che compaiono per primi nel sangue dopo l’esposizione al virus (in genere non prima di 10 giorni dal contagio), e quindi la loro presenza indica un’infezione recente. In genere scompaiono dopo la comparsa delle IgG.

Le IgG cominciano a formarsi dopo circa 15 giorni dall’infezione e permangono per lungo tempo. Le IgG proteggono l’organismo da nuove replicazioni virali portandolo a guarigione, ma non si sa ancora se proteggano da nuove infezioni a distanza di tempo né quanto duri l’immunità. In ogni caso, la presenza di anticorpi IgG non esclude che il virus sia ancora nell’organismo ed è per questo che si richiede di effettuare anche il tampone per escluderlo.

Studi recenti riportano che in qualche caso è stato osservato che le due immunoglobuline compaiono insieme o invertite.

A prescindere dalla modalità di rilevazione, i test sierologici vanno a indagare soltanto la presenza o l’assenza degli anticorpi IgG e IgM contro il virus SARS-CoV-2 nel sangue e non l’infezione in atto.

Se non si rilevano né di IgM né di IgG, plausibilmente nel nostro sangue non ci sono anticorpi contro il virus. È quindi probabile che non abbiamo contratto l’infezione. Tuttavia, potremmo essere in una fase precoce dell’infezione, quando ancora l’organismo non ha prodotto gli anticorpi (cosiddetto “periodo finestra”). Inoltre, poiché la reale capacità dei test sierologici di evidenziare tutti i casi con presenza di anticorpi non è stata ancora accertata in modo accurato, non possiamo escludere che in realtà gli anticorpi nel sangue ci siano ma il test non li ha evidenziati (cosiddetti “falsi negativi”). È evidente che in queste due ultime circostanze (finestra sierologica e falsi negativi) pur in presenza di un test sierologico negativo, potremmo in realtà essere infetti e contagiosi.

Se si rileva solo la presenza di IgM, è verosimile che ci troviamo in una fase precoce della malattia. Abbiamo quindi contratto l’infezione e probabilmente possiamo trasmetterla ad altri. Anche in questo caso, tuttavia, è possibile che il test non sia affidabile al 100% e legga la presenza di anticorpi diretti verso antigeni di altri virus invece che di SARS-COV-2 e che segnali quindi erroneamente la presenza di infezione in soggetti sani (cosiddetti “falsi positivi”).

Se si rilevano sia IgM che IgG significa che il nostro organismo probabilmente ha prodotto sia IgM sia IgG contro le proteine virali e che probabilmente ci troviamo in una fase intermedia dell’infezione. Abbiamo quindi contratto l’infezione e probabilmente possiamo ancora trasmetterla ad altri. 

Se il test rileva solo presenza di IgG significa che il nostro organismo ha prodotto IgG contro le SARS-CoV2 e che le IgM sono già scomparse. Ci troviamo quindi probabilmente in una fase più avanzata dell’infezione oppure siamo già guariti. In questo caso, il tampone naso-faringeo può risultare già negativo ma, in qualche caso ancora positivo. Abbiamo quindi contratto l’infezione e non possiamo escludere di poterla ancora trasmetterla ad altri.

Questa lunga descrizione dei possibili risultati dei test sierologici ci fa comprendere quanto sia complessa la loro lettura. Ed è proprio per questo motivo che la loro interpretazione deve essere affidata al Medico, il solo che possiede gli strumenti per valutare l’insieme dei dati anamnestici e clinici e che può, quando indicato, dare indicazioni per effettuare il tampone di conferma che, ricordiamo, è l’unico test utile per rilevare la presenza del virus.

 

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