Vaccinazioni a contrasto delle complicanze del COVID-19

Data pubblicazione: 30/03/2020 - Ultimo aggiornamento: 06/06/2020
Categoria: Ultime notizie - Autore: Dott. Francesco Spinazzola (infettivologo)

Vaccinazioni a contrasto delle complicanze del COVID-19

COVID-19 sta colpendo nel nostro paese come nel resto del mondo, ma le misure di distanziamento sociale pare che comincino a fornire un rallentamento nell’aumento esponenziale dei contagiati e sembra anche che farmaci di diverso tipo stiano aiutando i pazienti sia nelle fasi iniziali della malattia, sia in quelle avanzate in cui si manifestano le gravi insufficienze respiratorie, potenzialmente letali. La speranza di un vaccino per questa malattia è ancora viva, ma per il momento sono in vista di un imminente utilizzazione. Vedremo.

La stagione della vaccinazione influenzale è al termine e si aspetta la prossima stagione per proporre il nuovo vaccino. Però conviene fin da ora rammentare alle categorie di persone già identificate a rischio di presentare una grave insufficienza respiratoria, temibile complicanza, da COVID-19, la necessità di vaccinarsi contro virus e batteri responsabili di malattie a carico del sistema respiratorio, in particolare: il vaccino antinfluenzale e il  vaccino anti pneumococco.

Queste vaccinazioni possono contribuire indirettamente a rinforzare il sistema immunitario di malati ed anziani o persone il cui organismo è debilitato e che hanno meno “risorse” per combattere l’infezione da SARS, con una guarigione più faticosa. Come spiegava infatti ieri sera la virologa Ilaria Capua evitare di ammalarsi di influenza con la vaccinazione rende l’organismo più reattivo ad un’eventuale infezione da coronavirus.

Più vaccinazioni preventive quindi e meno malati e meno gravi. In questo modo si ottengono due esiti: il primo è di ridurre il numero di pazienti ospedalizzati e il secondo è di avere una circolazione del virus meno abbondante, riducendo il numero di contagiati a rischio di evoluzione verso aggravamenti polmonari.  Il vaccino ben inteso non protegge direttamente dalla COVID-19 e Pier Luigi Lopalco, epidemiologo e professore di Igiene all’Università di Pisa, a Sky Tg24 ha infatti chiarito che «gli anticorpi che noi sviluppiamo quando ci vacciniamo per l’influenza non hanno nessun effetto nei confronti del Coronavirus  Il vaccino influenzale non ci protegge dal Sars-CoV-2, ma neppure ci rende vulnerabili. Inoltre, il Ministero della Salute aggiunge che «la vaccinazione antinfluenzale è fortemente raccomandata perché rende la diagnosi differenziale (cioè la distinzione tra le due infezioni), più facile e più rapida, portando più precocemente all’isolamento di eventuali casi di coronavirus».

Rammentiamo la composizione del vaccino antinfluenzale:

  • A/Brisbane/02/2018 (H1N1) pdm09-like virus;
  • A/Kansas/14/2017 (H3N2) -like virus;
  • B/Colorado/06/2017-like virus (B/Victoria/2/87 lineage) confermato dall’anno passato;

Ricordiamo infine il quarto ceppo, utile alla composizione dei vaccini quadrivalenti:

  • B/Phuket/3073/2013-like (lineage B/Yamagata) confermato dall’anno passato.

Attualmente ci sono due principali vaccini contro S. pneumoniae: il vaccino pneumococcico polisaccaridico 23-valente (PPSV23) e il vaccino pneumococcico coniugato 13-valente (PCV13). Gli pneumococchi sono protetti da una capsula polisaccaridica. Le capsule contengono variazioni antigeniche e sono stati identificati oltre 90 sierotipi capsulari distinti. PPSV23 contiene antigeni di 23 sierotipi, mentre PCV13 contiene antigeni di 13 sierotipi. Sebbene entrambi i vaccini mirino a indurre l'immunità contro i sierotipi più comuni che causano malattie, vi è una sostanziale sovrapposizione degli antigeni contenuti in ciascun vaccino. Dodici dei tredici sierotipi inclusi in PCV13 sono infatti comuni a PPSV23.2

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