Rosolia

La rosolia è una malattia infettiva contagiosa, esantematica. Con un esordio clinico acuto, di origine virale, causato dal Rubella virus. Insieme al morbillo, parotite e varicella, è considerata una delle malattie più comuni dell’età infantile.

Solitamente, la rosolia è caratterizzata da linfadenopatie, esantema maculopapuloso a decorso benigno ma molto temibile durante il periodo gestazionale per i rischi che rappresenta per il feto.

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AGENTE INFETTIVO

L’agente eziologico responsabile della malattia della rosolia è un virus a RNA a singola elica, classificato come Rubeovirus. Del genere Rubella virus appartenente alla famiglia dei Matonaviridae (non più la famiglia dei Togaviridea dal 2019).

Al microscopio elettronico appare con una forma sferica, con un diametro compreso tra 40 e 80 nm. Il genoma rappresentato da una molecola di RNA a polarità positiva e racchiuso in una capside icosaedrica.

Sulla superfice dell’envelope sono disposte due tipi di glicoproteine, E1 ed E2. La glicoproteina E1 funge da antigene virale che permette il riconoscimento del virus ed è anche responsabile dell’adesione alla cellula bersaglio. La glicoproteina E2 si occupa di garantire il corretto folding della E1.

Il virus della rosolia appartiene al complesso TORCH, è un acronimo indicato per un insieme di patogeni, particolarmente, gravi se vengono contratti durante la gravidanza. Di conseguenza la gravida viene sottoposta al test di screening, oltre che per la rosolia anche per il Toxoplasma gondii, Citomegalovirus, Herpes virus ed altri agenti a seconda del caso clinico.

DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA

La malattia della rosolia è definita ubiquitaria. L’uomo rappresenta l’unico serbatoio del virus che contagia le persone per via aerea. Con l’introduzione della vaccinazione, l’incidenza della malattia ha subito un notevole calo. La regione delle Americhe è stata una delle prime zone al mondo ad eliminare il virus della rosolia nel 2009.

L’eliminazione del morbillo e la rosolia rappresenta una delle priorità della Regione europea dell’OMS, in quanto è incluso nel piano di azione sulle vaccinazioni in Europa 2015-2020.

Nel 2018, secondo gli ultimi dati pubblicati dall’OMS, 42 dei 53 Stati della Ragione hanno raggiunto l’obiettivo di interrompere la catena di trasmissione del virus, per almeno 12 mesi. Negli altri paesi tra cui l’Italia la rosolia rimane ancora endemica.

Sono stati segnalati in totale 579 casi, nel 2018, il nostro paese conquista il terzo posto per numero di casi dopo la Polonia e la Germania.

L’incidenza della rosolia in Italia, tra gli 1971 al 1996, era piuttosto alta e ad andamento epidemico con picchi ogni 4-6 anni, in quanto venivano registrati da 30.000 a 60.000 casi all’anno. Questi dati hanno iniziato a diminuire a partire dalla fine degli anni 90, data in cui veniva introdotta la vaccinazione.

Nel 2013 è stata introdotta la sorveglianza sanitaria integrata per il morbillo e la rosolia. Sono stati segnalati, dal 2013 al 2019, al livello nazionale 252 casi di rosolia. con un picco nel 2017 (68 casi). I casi confermati in laboratorio invece sono del 50%.

Fonte: ISS

TRASMISSIONE

Il virus della rosolia si trasmette per via aerea. In particolare, tramite droplets, le piccole goccioline respiratorie emesse dal malato, con gli starnuti, la tosse o anche parlando. La malattia è anche trasmissibile con il contatto diretto con le secrezioni nasofaringee.

Il periodo di contagiosità della malattia di solito è di 7 giorni prima a 7 gironi dopo la comparsa dell’esantema. Ma il virus può risultare presente anche fino a 14 giorni dopo l’esantema.

La malattia può essere trasmessa per via verticale, da madre infetta al prodotto del concepimento, ed i neonati possono diffondere il virus per diversi mesi e fino ad un anno dopo la nascita.

SINTOMI

Dopo un periodo d’incubazione che varia da 12 a 23 giorni, mediamente 18 giorni, si manifestano i primi sintomi, che sono presenti nel 50% dei casi. Il decorso clinico della malattia possiamo dividerlo in due categorie; la rosolia acquisita e la rosolia congenita.

  • La rosolia acquisita: con il termine acquista s’intende che l’infezione avviene nel periodo postnatale. Generalmente ha un decorso benigno nei bambini e leggermente impegnativa negli adulti.

Nella fase prodromica, di breve durata (circa 24-36 ore), si ha la comparsa di febbre, cefalea, artralgia, processo infiammatorio faringeo e gonfiore dei linfonodi posti ai lati delle orecchie e dietro la nuca.

Successivamente, compaiono al volto e alla nuca delle macchioline leggermente sollevate, dette maculopapulosi, di colore roseo o rosso pallido, rotondeggianti di circa 2-5 mm che non hanno nessuna tendenza a confluire tra loro, elemento molto importante per la diagnosi differenziale con il morbillo. L’esantema si evolve in senso cranio-caudale e regredisce nel giro di 2-3 giorni, tendenzialmente, un bagno o una doccia calda accentuano questa eruzione cutanea.

Si osserva, soprattutto nei bambini, un esantema petecchiale sul palato molle, dette chiazze di Forscheimer, è un segno caratteristico ma non patognomonico.

L’infezione da rosolia tende a guarire, nel giro di qualche giorno, dando luogo a una immunità permanente. Le complicanze da rosolia postnatale sono meno frequenti rispetto a quelle del morbillo ma non del tutto trascurabili.

Tuttavia, tra le complicanze della rosolia si riporta le artriti acute e artralgie temporanea che sono frequenti soprattutto in età adulta. L’azione del virus può compromettere il sistema immunitario provocando una trombocitopenia (diminuzione del numero delle piastrine) e l’encefalite, un po' meno frequente ma ad esiti mortali.

  • La rosolia congenita: è una condizione che si verifica in seguito ad una infezione durante la gravidanza nelle donne non immuni. Il virus può infettare il prodotto del concepimento causando seri danni.

Nelle prime settimane di gestazione, l’infezione può determinare l’aumento del rischio di aborto spontaneo o di feti multipli e malformazioni cardiache, come stenosi polmonare periferica e difetto del setto ventricolare. Può causare, inoltre difetti oculari, come la cataratta, glaucoma, e retinite pigmentata…, oltre ai danni neurologici come la microcefalia.

Successivamente, si può manifestare la sindrome espansa da rosolia congenita, caratterizzata da esantema cronica, epatite, polmonite interstiziale e altro. Le conseguenze della rosolia nel feto sono multiple e possono anche determinare ritardi mentale e disturbi di linguaggio.

I neonati con rosolia congenita possono eliminare il virus per diversi mesi e fino ad un anno. Nel 2018 (febbraio 2018), il nostro paese ha registrato un solo caso confermato di rosolia congenita. Un picco registrato nel 2008 con 30 casi confermati.

DIAGNOSI

La diagnosi della rosolia di basa principalmente sui sintomi clinici. Ma a volta può risultare complicata, in quanto può essere confusa con la mononucleosi o il morbillo soprattutto se si tratta di forme lievi di quest’ultima.

Per l’accertamento della diagnosi si basa sulle indagini di laboratorio, che ricercano principalmente la presenza delle immunoglobuline specifiche per la rosolia, IgM, presenti durante la fase iniziale della malattia.

Si può isolare il virus, identificando il suo genoma tramite la tecnica della PCR retrotrascrizionale.

TRATTAMENTO

L’unico trattamento per la rosolia è di tipo sintomatico. Il riposo e una dieta adeguata costituiscono la base del trattamento.

Il medico può prescrivere farmaci in caso di artrite o antibiotici se si tratta di complicanze batteriche.

PREVENZIONE

L’eliminazione della rosolia rappresenta un obiettivo fondamentale dell’OMS e del nostro paese dal 2015, con il Piano nazionale per l’eliminazione del morbillo e la rosolia congenita.

La vaccinazione rappresenta l’unico metodo efficacie per contrastare la diffusione di questo virus. Si tratta di un vaccino combinato con morbillo e parotite oppure anche con la varicella.

Secondo il calendario vaccinale, l’immunizzazione contro il morbillo, parotite, rosolia e varicella (MPRV), parte con il compimento del 12° mese di vita ed entro il 15° mese per la prima dose. Un ulteriore richiamo è previsto intorno ai 5-6 anni di età.

Per i soggetti non vaccinati e non immuni, possono comunque effettuare il vaccino con una distanza di 4 settimane tra le due dosi.

La vaccinazione è controindicata ad alcune persone, in quanto si tratta di un vaccino vivo attenuato, come le donne in gravidanza e gli immunocompromessi. Per questa ragione è fondamentale che le donne non immuni contro la rosolia si vaccinino, almeno un mese prima del concepimento per prevenire la rosolia congenita. 

BIBLIOGRAFIA

Walker P.  Siddell S., Lefkowitz E., Mushegian A.,  Dempsey D., Dutilh  B., Harrach B., Harrison R., Hendrickson R., Junglen S., Knowles J. Kropinski A.,  M., Kuhn J.,  Changes to virus taxonomy and the International Code of Virus Classification and Nomenclature ratified by the International Committee on Taxonomy of Viruses (2019), Virology Division News, 2019

Rosolia, Ministero della Salute, 2019, disponibile a:

 https://www.epicentro.iss.it/rosolia/

Aspetti epidemiologici, Istituto Superiore della Sanità, 2019, disponibile a:

https://www.epicentro.iss.it/rosolia/epidemiologia

Morbillo & Rosolia News Aggiornamento mensile Istituto Superiore della Sanità, 2020, disponibile a:

https://www.epicentro.iss.it/morbillo/bollettino/RM_News_2020_62.pdf

Rugarli C., Obiass M., Medicina interna Sistematica, Quinta Edizione. Masson 2015.

Moroni M., Spinello A., Vullo V. Manuale di Malattie Infettive. Edra LSWR, Masson, 2018.
 

Altre fonti: WHO

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