Parotite

La parotite nota con il termine "orecchioni" perché le orecchie sembrano più grandi essendo ruotate in avanti, è una malattia contagiosa virale che colpisce le ghiandole salivari parotidi e si trasmette per via orale tramite le goccioline di saliva emesse con la tosse, gli starnuti o anche semplicemente parlando.

La parotite è una malattia infettiva contagiosa, associata all’infezione da un virus a RNA del genere Rubulavirus. La malattia causa un’infezione acuta sistematica caratterizzata dalla tumefazione delle ghiandole parotidi, da cui deriva il nome comune “orecchioni”.  Prima dell’introduzione della vaccinazione la parotite era considerata una malattia grave dell’età infantile, in quanto colpiva prevalentemente i bambini di età compresa tra 5 e 9 anni.

La parotite è, una malattia endemo-epidemica, esattamente come il morbillo e la rosolia, vale a dire sempre presente nelle collettività, con picchi epidemici ogni 2-5 anni e conferisce un’immunità che dura per tutta la vita.

Nei bambini è considerata una malattia ad evoluzione benigna, tuttavia non priva di complicazioni. Le più frequenti possono essere: infiammazione dei testicoli (30-40% in maschi adulti), meningite, pancreatite, encefalite e morte (molto rara).

Gli adulti sono più a rischio di complicanze di tipo meningoencefalitico, rispetto ai bambini e le complicazioni più gravi possono manifestarsi anche in corso di infezioni.

La malattia, a causa dell’azione diretta del virus sulle cellule dell’orecchio interno, è anche una delle cause principali di sordità neurosensoriale, può colpire entrambe le orecchie (bilaterale) ed è permanente.

L’infezione contratta nel primo trimestre di gravidanza può aumentare il rischio di abortività, invece se il virus passa tramite la placenta e infetta il feto, non è stato dimostrato il rischio di un aumento delle malformazioni congenite.

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AGENTE INFETTIVO

L’agente infettiva coinvolto nell’infezione della malattia è il virus parotitico. Appartiene alla famiglia dei Paramyxoviridae, sottofamiglia Paramyxovirinae, del genere Rubulavirus. Isolato per la prima volta nel 1934 da parte di Goodpasture e Johnson.

Si tratta di un virus a RNA monocatenario a polarità negativa, dotato di un envelope, con un diametro compreso tra 100 e 300 nm. La sua superficie è composta dalla proteina emoagglutinine-neurominidiasi (HN), una proteina di fusione cellulare (F) e una proteina di matrice (M).

DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA

La parotite, così come il morbillo e la rosolia, sono malattie definite endemo-epidemica, ciò significa che hanno un andamento periodico e continuamente presente della popolazione.

Prima della scoperta della vaccinazione le pandemie da parotite si verificavano ogni 2-5 anni, con un target preciso, ovvero i bambini al di sotto dei 9 età, ma in alcuni casi anche nei soggetti adulti suscettibili. Le persone che hanno incontro alla malattia sviluppano un’immunità duratura.

Le epidemie da parotite generalmente vengono osservate durante il periodo invernale e primaverile, soprattutto negli ambienti chiusi o in comunità chiuse.

Dopo l’inizio dell’introduzione del vaccino trivalente (conto morbillo, parotite e rosolia) i casi segnalati hanno subito un calo decisamente importante. Tuttavia, a livello mondiale continuano a verificarsi delle epidemie dovute alle basse coperture vaccinali.

Negli stati Uniti, tra il 2015 e il 2017, sono stati segnalati diversi casi da parotite verificati all’interno di famiglie, scuole, università e altri luoghi di aggregamento. Da gennaio 2016 a giugno 2017 sono stati registrati 150 focolai con un numero totale di casi pari a 9200.

Dagli ultimi dati pubblicati sul sito del ECDC, sono stati 13.693 i casi segnalati da diversi stati dell’Europa nell’anno 2017. Le complicanze dovute alla parotite sono state rare, interessando il 5-7% dei casi.

L’80% dei casi sono stati notificati dalla Repubblica Cechia, Polonia, Spagna e Regno Unito. Con una maggiore prevalenza nel sesso maschile, interessando la fascia d’età più giovane con un’età compresa tra 10 e 19 anni anche in soggetti precedentemente vaccinati con almeno una dose.

Questi dati portano alla luce la fondamentale importanza dell’immunizzazione attiva nel prevenire la formazione di focolai da parotite.

Title: Distribution of mumps cases per 100 000 population by country, EU/EEA, 2017

Fonte: ECDC

Title: Distribution of mumps cases per 100 000 population, by age and gender, EU/EEA, 2017

Fonte: ECDC

TRASMISSIONE

A differenza del morbillo, la rosolia e varicella, la parotite si trasmette essenzialmente per via aerea, in particolare per droplets. Il virus, infatti, si propaga con le goccioline che vengono emesse dal soggetto infetto tramite gli starnuti, la tosse o anche parlando.

Il virus viene eliminato inoltre con le urine e si trasmette per via transplacentare durante il periodo gestazionale, senza causare mal formazioni nel feto.

Di solito la persona affetta da parotite è contagiosa 6-7 giorni prima della comparsa della tumefazione delle ghiandole salivari fino a 9 giorni dopo. La massima contagiosità si registra nelle 48 ora precedenti alla comparsa di tali sintomi.

SINTOMI

Generalmente l’infezione da parotite ha un decorso asintomatico e con sintomi lievi di tipo respiratorio, nel 50% dei casi.

Nel resto dei casi i primi sintomi iniziano a manifestarsi dopo un periodo d’incubazione di circa 2-3 settimane dall’ultimo contatto con la persona infetta.

L’esordio della malattia è caratterizzato dalla comparsa della febbre, cefalea (mal di testa), mialgie (dolori muscolari), brividi, otalgia (dolore all’orecchio), anoressia (perdita dell’appetito) e malessere generalizzato.

Dopo circa 24 ore, si presenta l’ingrossamento a carico delle parotidi, mono o bilaterale. Le parotidi sono situate nella regione retromandibolare (ai lati delle orecchie), possono essere interessate anche le ghiandole sottomandibolari e sottolinguali, nel 10 % dei casi di parotite. La tumefazione di queste zone è l’origine del termine popolare della malattia “Orecchioni”.

La tumefazione della parotite determina dolore alla palpazione, durante la masticazione e la deglutizione.

Nei bambini, generalmente, la patologia ha un decorso benigno, senza recare particolari danni. Tra le complicanze che possono presentarsi, specialmente dopo la pubertà sono: orchite, ooforite, meningite o encefalite e pancreatite.

L’orchite è un’infezione dei testicoli, si presenta con dolore, edema, eritema e calore a carico dello scroto. Questa condizione si verifica nel 30 – 40% dei casi di parotite nei maschi. Raramente può portare alla sterilità.

L’ooforite è una condizione meno frequente rispetto all’orchite ed interessa le gonadi femminile, senza avere correlazione con la fertilità della donna.

La meningite, invece si presenta dal 4% al 6% dei casi, con un esordio di cefalea, vomito, rigidità nucale e malessere generale. L’encefalite ancora meno frequente ed è associata a sonnolenza, convulsioni e coma.

E in fine la pancreatite, si manifesta con una nausea grave e improvvisa, vomito e dolori epigastrico. Generalmente, questi sintomi regrediscono nell’arco di una settimana.

Altre complicanze che possono essere correlate alla parotite sono; prostatite, nefrite, miocardite, epatite, mastite, poliartrite, sordità neurosensoriale per azione diretta del virus sulle cellule dell’orecchio interno, ma sono molto rare.

Durante il periodo gestazionale, l’infezione da parotite contratto durante il primo trimestre di gravidanza è associata ad un aumento di aborto. Il virus può trapassare la membrana placentare infettando il prodotto del concepimento ma senza provocare mal formazioni congenite.

DIAGNOSI

Generalmente l’infezione da parotite ha un decorso asintomatico e con sintomi lievi di tipo respiratorio, nel 50% dei casi.

Nel resto dei casi i primi sintomi iniziano a manifestarsi dopo un periodo d’incubazione di circa 2-3 settimane dall’ultimo contatto con la persona infetta.

L’esordio della malattia è caratterizzato dalla comparsa della febbre, cefalea (mal di testa), mialgie (dolori muscolari), brividi, otalgia (dolore all’orecchio), anoressia (perdita dell’appetito) e malessere generalizzato.

Dopo circa 24 ore, si presenta l’ingrossamento a carico delle parotidi, mono o bilaterale. Le parotidi sono situate nella regione retromandibolare (ai lati delle orecchie), possono essere interessate anche le ghiandole sottomandibolari e sottolinguali, nel 10 % dei casi di parotite. La tumefazione di queste zone è l’origine del termine popolare della malattia “Orecchioni”.

La tumefazione della parotite determina dolore alla palpazione, durante la masticazione e la deglutizione.

Nei bambini, generalmente, la patologia ha un decorso benigno, senza recare particolari danni. Tra le complicanze che possono presentarsi, specialmente dopo la pubertà sono: orchite, ooforite, meningite o encefalite e pancreatite.

L’orchite è un’infezione dei testicoli, si presenta con dolore, edema, eritema e calore a carico dello scroto. Questa condizione si verifica nel 30 – 40% dei casi di parotite nei maschi. Raramente può portare alla sterilità.

L’ooforite è una condizione meno frequente rispetto all’orchite ed interessa le gonadi femminile, senza avere correlazione con la fertilità della donna.

La meningite, invece si presenta dal 4% al 6% dei casi, con un esordio di cefalea, vomito, rigidità nucale e malessere generale. L’encefalite ancora meno frequente ed è associata a sonnolenza, convulsioni e coma.

E in fine la pancreatite, si manifesta con una nausea grave e improvvisa, vomito e dolori epigastrico. Generalmente, questi sintomi regrediscono nell’arco di una settimana.

Altre complicanze che possono essere correlate alla parotite sono; prostatite, nefrite, miocardite, epatite, mastite, poliartrite, sordità neurosensoriale per azione diretta del virus sulle cellule dell’orecchio interno, ma sono molto rare.

Durante il periodo gestazionale, l’infezione da parotite contratto durante il primo trimestre di gravidanza è associata ad un aumento di aborto. Il virus può trapassare la membrana placentare infettando il prodotto del concepimento ma senza provocare mal formazioni congenite.

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