Variante Omicron: conosciamola meglio

Data pubblicazione: 30/12/2021
Categoria: Ultime notizie - Autore: Staff Ambimed

Variante Omicron: conosciamola meglio

Il 26 novembre l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha designato la variante B.1.1.529, Omicron, come “Variant of Concern” (Voc), cioè “variante di preoccupazione”. La decisione deriva dalla presenza nella variante di diverse mutazioni che potrebbero avere un impatto sul comportamento del virus.

Attualmente, in Italia la variante Omicron è in forte aumento, e da una stima preliminare del 20 dicembre dell’Istituto Superiore di Sanità potrebbe essere intorno al 28% di prevalenza sul totale dei casi.

Franco Locatelli, coordinatore del CTS, afferma che secondo alcuni studi la nuova variante sarebbe fino a cinque volte più contagiosa della Delta.

Ma quali sono i sintomi?

La prima mappatura dei sintomi è stata elaborata sulla base dei casi tracciati a Londra tra ottobre e dicembre: i sintomi più comuni riportati e archiviati dall'app ZOE COVID sono stati naso che cola, mal di testa, stanchezza con dolori muscolari, starnuti e mal di gola. Rispetto a quanto siamo stati abituati fino ad ora, non si ritrova la perdita di olfatto e gusto. Il giornale online Open riporta che nel caso di un piccolo focolaio di Omicron studiato in Norvegia, la perdita del gusto si è rilevata solo nel 23% dei pazienti e quella dell’olfatto solo nel 12%.

Dati importanti ci arrivano da un team di modellazione delle epidemie dell'Imperial College guidato dal professor Neil Ferguson che ha analizzato i ricoveri e le registrazioni dei vaccini tra tutti i casi di Covid in Inghilterra tra il 1° e il 14 dicembre. Il set di dati includeva 56.000 casi di Omicron e 269.000 casi di Delta.

Il rischio di ricovero in ospedale a causa dei sintomi della variante Omicron è del 40% più basso rispetto alla variante Delta. I ricoveri ospedalieri di almeno un giorno sono stati tra il 40% e il 45% inferiori in chi era stato infettato con la variante Omicron, rispetto a chi aveva contratto la variante Delta del virus. Dati confortanti anche per la visita in ospedale: chi è contagiato da Omicron ha dal 20% al 25% di rischio in meno di doversi rivolgere ad un pronto soccorso.

Per il sottogruppo di persone che non erano state precedentemente infettate da Covid né vaccinate, quindi in assenza di anticorpi, il rischio di ricovero era inferiore di circa l'11% per Omicron rispetto a Delta.

I ricoverati in ospedale con Omicron hanno avuto in media degenze più brevi - 0,22 giorni rispetto a 0,32 giorni per Delta - ma sono necessari più dati, in particolare nei gruppi di età più avanzata tra i quali Omicron è attualmente meno diffuso. È troppo presto per valutare il rischio di ricovero in terapia intensiva e di decesso, ma i ricercatori affermano che sono possibili maggiori riduzioni del rischio.

Gli stessi autori dello studio e altri esperti allertano di non saltare a conclusioni affrettate. Sebbene l'analisi mostri prove di "una moderata riduzione" del rischio di ospedalizzazione associato a Omicron rispetto a Delta, ha affermato Ferguson, "siamo di fronte, comunque, a una ridotta efficacia dei vaccini contro l'infezione con la variante di Omicron. Data l'elevata trasmissibilità del virus Omicron, rimane il potenziale per i servizi sanitari di far fronte alla crescente domanda se i casi di Omicron continuano a crescere al ritmo osservato nelle ultime settimane", ha aggiunto.

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